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domenica 21 Luglio 2024

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Ospiti di Paolo D’Andria in drinving COLBHI

Colbhi è un progetto collettivo che nasce nel 2020 dall’incontro di Stefano Bolchi (Edgar café e Piero Milesi) con Osvaldo Loi (Sabrina Napoleone, Isolaris), Federico Fantuz (Angela Baraldi e Music for No Movies) e l’autrice genovese Daniela Bianchi. Hanno così origine brani e canzoni dal sapore trasversale che vengono lavorati insieme al produttore Giulio Gaietto e raccolti nel disco d’esordio “Gigantografia di piccoli sospiri” (Lilith Label) in uscita il 20 aprile.
“Dark ballad” è il nuovo singolo di Colbhi feat. Paolo Benvegnù che anticipa il disco d’esordio “Gigantografia di piccoli sospiri”, è una ballata oscura, che risuona fuori dal tempo. La voce profonda di Paolo Benvegnù dona una veste nobile e mistica alla canzone. Nell’apertura centrale compare il canto evocativo di Stefano Bolchi. Il testo in inglese è tratto dai “Proverbi dell’Inferno” di William Blake, poeta vissuto tra il Settecento e l’Ottocento.

Spiega l’artista a proposito del brano: “Sulle alture di Genova c’è un piccolo branco di cavalli che vive allo stato brado, anche se pochi lo sanno. Possenti e fragili, sembra si lascino cullare dal vento ed ascoltare il suo messaggio. Pascolano in silenzio sotto la cima di una collina e osservano dita di antenne che si allungano fino al cielo. Natura e cultura l’una accanto all’altra, ma distanti per linguaggio.
Il viaggio di Colbhi è inaspettatamente partito da lì, dal mistero di questo rapporto e dall’incontro con quel suono segreto, come i nostri sospiri, piccoli impercettibili segni lasciati andare.
Abbiamo preso in prestito le parole di William Blake e la voce profonda di Paolo Benvegnù che si è prestata generosamente partecipando alla nostra Dark ballad. Nonostante i toni oscuri, è il primo passo di una (ri)nascita”.

Il videoclip di “Dark Ballad” evoca un viaggio onirico dai toni in bianco e nero. Lo sguardo vaga a filo d’erba dai bordi della costa alle forme degli alberi spogli che sembrano disegnare un codice oscuro. Lentamente affiora il rapporto stridente tra natura e cultura. Gli animali parlano al vento e agli elementi in una lingua straniera agli uomini, connessi tra loro, invece, tramite onde trasmesse da file di antenne.
Il video si chiude con l’immagine della meridiana, dispositivo antico che scandisce il tempo a partire dai raggi del sole. La mano che vi passa sopra sembra però spazzare via la certezza che un orologio possa davvero misurare qualcosa. Il tempo, infatti, mostra fessure attraverso le quali si intravede il passato dalla prospettiva presente, in un gioco circolare. Il tempo non è, è sempre altrove.

Questa l’intervista di Paolo D’Andria in driving