FREQUENZA 96.5 MHZ

venerdì 12 Aprile 2024

FREQUENZA 96.500 MHZ

venerdì 12 Aprile 2024

Delegati dalle loro associazioni, cooperative e tanto altro da ogni parte d’Italia si sono riuniti a Taranto, alla Cooperativa Robert Owen per la Convocatoria Ecologista. Una tre giorni quella del 26, 27 e 28 agosto che si è posta due obiettivi: «innanzitutto di costruire un tentativo di prenderci cura delle ferite che le comunità dei nostri quartieri da decenni subiscono -racconta il referente Michael Tortorella. L’intenzione è condividere le lotte locali fino ai confini del Mediterraneo e costruire insieme un nuovo discorso che tenga conto delle problematicità che viviamo e al contempo un’alternativa politica. Nell’immaginario, a Taranto, ci sono sempre altre persone che decidono per le comunità e per i quartieri».
«Abbiamo deciso di partecipare perché riteniamo fondamentale un momento di confronto tra realtà che, già sui propri territori, si stanno battendo dal punto di vista ecologista» ha detto Kevin Speranza, giovane attivista pisano che si batte, insieme al movimento NoBase, contro la costruzione di una nuova base militare nel parco naturale di San Rossore a Massaciuccoli. «Noi siamo sicuri che qui a Taranto possiamo continuare a discutere insieme di quali sono i punti di contatto delle nostre esperienze e capire quali sono le possibili soluzioni».
Resistenza e soluzioni a favore della comunità racchiuse nella grande esperienza portata dagli attivisti palestinesi che nella loro terra hanno una cooperativa sociale per gli agricoltori. «Per prima cosa essere presenti nel territorio e proteggere il territorio. Coltivare il nostro cibo e preservare i nostri semi, insegnare e imparare tutto questo: la formazione della nostra comunità è parte della resistenza -spiega una di loro. I semi rappresentano una grande parte della nostra identità, cultura e storia e se si vuole controllare una Nazione, si controllano i suoi semi. Per questo è molto importante per noi preservare la semenza locale, coltivarla, collezionarla, proteggerla e non perderla per non dipendere dalle grandi aziende, come quelle che praticano la monocultura. Ci focalizziamo sugli ortaggi e abbiamo una comunità a supporto degli agricoltori». Quello che cercano di fare è preservare la varietà, perché ciò che protegge le piante è la biodiversità. «In Palestina ci si focalizza sulla monocultura delle olive perché è redditizia, noi vogliamo uscire da questi schemi di monocultura e proteggere la biodiversità dei territori, per i territori e anche per le nostre comunità».