Rifiuti di ogni genere, da oggetti di plastica usati a bottiglie di vetro rotte fino ad arrivare a elettrodomestici abbandonati e residui di amianto frantumato. È la discarica a cielo aperto di via San Donato. Una situazione, segnalata da Confapi Taranto, che in questo ultimi mesi è arrivata al limite, creando non pochi disagi agli abitanti della zona.
Accumuli di spazzatura depositati da ormai diversi anni lungo una strada sterrata, di circa un chilometro, che unisce Via Palumbo, San Donato e Campofreddo. Una zona regolarmente frequentata da agricoltori che oggi con estrema difficoltà provano a coltivare i loro terreni. La quantità innumerevole di oggetti, infatti, ha ostruito il passaggio riservato ai mezzi agricoli e alle auto.
Una condizione paralizzante che gli stessi continuano a denunciare all’ufficio Ambientale e al comune di Taranto, senza mai ottenere alcuna risposta. C’è molta preoccupazione tra i dipendenti e i proprietari delle aziende agricole, che denunciano il pericolo di lavorare tra materiali inerti abbandonati. Tufi e pali di ferro che quotidianamente, gli uomini addetti ai lavori, devono superare per accedere nei campi di grano e nei vigneti.
A questo si aggiunge l’odore sgradevole che si diffonde su tutta la strada e la contaminazione del terreno dovuta alla presenza di oggetti nocivi come l’amianto, che andrebbe smaltito in modo consono, perché cancerogeno e quindi potrebbe rovinare, non solo le colture ma anche i campi. Un disagio che ultimamente si è trasformato in timore.
Nessun intervento, infatti, dalle telecamere installate autonomamente ai controlli effettuati personalmente dai titolari, è servito a fermare l’inciviltà dei così detti “delinquenti dei rifiuti”.
Al contrario hanno scatenato una serie di atteggiamenti minatori, tra cui anche appiccamento di fuoco, per intimorire i proprietari e continuare a svolgere l’attività abusiva. Una serie di eventi negativi che oggi hanno spinto i titolari e i dipendenti, i quali sentono fortemente l’assenza delle istituzioni, a dover convivere con la paura di perdere ciò che di più caro possiedono.