Le prossime ore segneranno un passaggio cruciale per lo stabilimento ex Ilva di Taranto. A spiegarlo ai nostri microfoni è stato il dott. Roberto Giua, già direttore scientifico di Arpa Puglia, ospite a Cittadella TV e Radio Cittadella per chiarire un tema tecnico ma fondamentale: la fermata delle batterie della cokeria.
Secondo quanto comunicato da Acciaierie d’Italia e confermato dalle fonti nazionali, tre batterie – la 7, la 8 e la 12 – saranno fermate e messe in preriscaldo. Non produrranno più coke, ma non verranno completamente spente. Si tratta di un intervento previsto dal piano industriale presentato nelle scorse settimane, oggetto di forti contestazioni da parte dei sindacati, che lo considerano un passo verso la chiusura.
Giua ha spiegato in modo semplice cosa rappresentano queste batterie: “Sono forni della cokeria che trasformano il carbone fossile in coke, l’unico carbone utilizzabile negli altiforni insieme al minerale di ferro”. Senza questa produzione interna, la fabbrica non può più definirsi a ciclo integrale, perché viene meno uno dei passaggi fondamentali che portano dal minerale all’acciaio finito.
L’unica alternativa, come ricordato da Giua, è acquistare coke dall’esterno. Una soluzione già adottata in passato, ma con costi molto più elevati: il carbone fossile ha un prezzo medio di circa 100 dollari a tonnellata, mentre il coke può costare anche il doppio. Inoltre, non sempre il materiale importato risulta adatto al ciclo produttivo, creando ulteriori criticità.
La fermata delle batterie si inserisce in un contesto più ampio: la fase di transizione dell’impianto e la trattativa per la vendita degli asset industriali, con il fondo americano Flacks in posizione avanzata secondo le valutazioni dei comitati di sorveglianza.
La cokeria, infatti, è uno dei reparti più impattanti dello stabilimento, e la sua fermata – seppur temporanea – apre scenari complessi per il futuro della produzione e dell’occupazione.