Da settembre guida la Capitaneria di Porto di Taranto e, in questi primi mesi, il comandante Leonardo Deri ha avuto modo di confrontarsi con una realtà complessa, ricca di potenzialità ma anche di criticità. Intervistato ai microfoni di Cittadella Radio e Cittadella TV, ha delineato un quadro chiaro: il porto di Taranto può tornare a essere un motore economico del Mezzogiorno, ma servono scelte rapide e una strategia precisa.
«Il mio impatto iniziale – spiega Deri – è stato capire il contesto e individuare soluzioni per non far morire questo porto». Una frase che sintetizza bene la situazione: alcune aree funzionano, altre sono ferme da troppo tempo.
Tra i settori più dinamici c’è quello legato a Eni, che oggi beneficia anche del nuovo accosto dedicato a Tempa Rossa, collegato ai giacimenti della Basilicata. «È un traffico importante e positivo – sottolinea – ma non possiamo basarci solo su questo. Taranto è uno dei porti più importanti del Meridione e dovrebbe trainare l’economia».
Uno dei nodi principali riguarda il terminal polisettoriale, infrastruttura moderna, con fondali profondi e spazi adeguati per accogliere grandi portacontainer. Nonostante le potenzialità, il settore è fermo. «Forse bisogna ripartire proprio da lì – afferma Deri – perché le condizioni tecniche ci sono tutte».
Altro fronte strategico è quello dell’eolico offshore, con pale prodotte e movimentate direttamente a Taranto. «È un’opportunità che non possiamo perdere. Dobbiamo sviluppare questo traffico e consolidarlo».
Il comandante sottolinea che il lavoro è condiviso con il nuovo presidente dell’Autorità di Sistema Portuale e con il comitato di gestione. «Stiamo lavorando insieme per costruire una visione che rilanci il porto e lo renda competitivo».
Nelle parole di Deri emerge un messaggio chiaro: Taranto ha tutte le carte per tornare protagonista nel Mediterraneo. Ora serve trasformare le potenzialità in sviluppo concreto.
Servizio a cura di Debora Notarnicola