A Taranto cresce l’incertezza sul futuro dell’ex Ilva e sul destino dei migliaia di lavoratori che dipendono dallo stabilimento. La città si ritrova ancora una volta sospesa tra due visioni opposte, entrambe cariche di timori e aspettative.
Da una parte c’è chi chiede la chiusura definitiva della fabbrica, convinto che sia l’unico modo per mettere fine a decenni di inquinamento, malattie e tragedie sul lavoro. Una posizione che trova forza nelle recenti vicende che hanno riportato al centro il tema della sicurezza e della salute dei cittadini.
Dall’altra parte c’è chi continua a credere nella decarbonizzazione e nella possibilità di costruire un futuro industriale sostenibile, capace di salvaguardare l’occupazione e mantenere viva la produzione dell’acciaio italiano. Per molti lavoratori, infatti, la fabbrica rappresenta ancora l’unica fonte di reddito stabile in un territorio segnato da precarietà e crisi economica.
Il dibattito è acceso e attraversa famiglie, quartieri, associazioni, sindacati e istituzioni. La domanda che tutti si pongono è la stessa: quale sarà il destino di Taranto?
La città attende risposte chiare dal governo e dai vertici industriali, consapevole che ogni scelta avrà un impatto profondo sul tessuto sociale, economico e ambientale del territorio.
Tra paura e speranza, Taranto continua a chiedere una cosa sola: certezza. Certezza sul lavoro, sulla salute, sul futuro.
Servizio a cura di Federica Pompamea