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mercoledì 24 Giugno 2026
Emergenza Pronto Soccorso a Taranto

Una testimonianza dura, diretta, che racconta una realtà ormai troppo frequente. Fabiana La Terza, semplice cittadina tarantina, ha denunciato pubblicamente le condizioni vissute al pronto soccorso del Santissima Annunziata, dove ha accompagnato la suocera, paziente oncologica e diabetica, in una lunga odissea tra attese infinite e mancanza di assistenza.

La donna riferisce di aver trascorso 12 ore in pronto soccorso, dopo altre 7 ore di attesa al centro di primo soccorso dell’ospedale Moscati. Nonostante il codice arancione e una situazione clinica delicata, la paziente sarebbe rimasta per ore senza farmaci, senza poter mangiare o bere e senza la possibilità di lavarsi. «Ho visto persone anziane e diabetiche senza cure da 24 ore», racconta Fabiana, denunciando una gestione che non distinguerebbe nemmeno tra pazienti fragili e non.

La vicenda non è isolata. Da tempo i cittadini segnalano sui social condizioni definite “da terzo mondo”, nonostante l’impegno degli operatori sanitari che lavorano in un contesto estremamente complesso. Il nodo principale resta la drammatica carenza di personale medico. Secondo quanto dichiarato da Mario Balzanelli, presidente nazionale del SIS 118, a fronte dei 75 medici previsti per garantire i percorsi di emergenza in tutta la provincia, solo 3 sarebbero effettivamente in servizio.

Una sproporzione che pesa su un territorio vasto e popoloso: Taranto è la terza città del Sud Italia, dopo Napoli e Bari, con circa 200.000 abitanti, ma può contare su un solo pronto soccorso. Una situazione che inevitabilmente genera sovraffollamento, ritardi e disagi per i pazienti più fragili.

Fabiana, come molti altri cittadini, chiede interventi immediati: «Le liste d’attesa sono importanti, ma il lavoro più urgente è al pronto soccorso. Se il Moscati non può funzionare, riapritelo. Se serve, apritene un altro. Così non si può andare avanti».

La denuncia riporta al centro del dibattito un problema strutturale che richiede risposte rapide e concrete. Perché dietro ogni numero, ogni attesa e ogni ritardo, c’è una persona che ha bisogno di cure. E una comunità che chiede sicurezza, dignità e un sistema sanitario all’altezza delle sue necessità.

Servizio a cura di Valentina Castellaneta