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mercoledì 11 Febbraio 2026
Assalto al portavalori: quattro colpi in quattro mesi

L’ultimo assalto al portavalori sulla Brindisi–Lecce ha riportato al centro dell’attenzione un fenomeno che, negli ultimi mesi, sta assumendo contorni sempre più preoccupanti. Le immagini circolate sui social – auto incendiate, strada bloccata, armi in mano – sembrano la scena di un film d’azione, ma raccontano una realtà che in Puglia si ripete con inquietante regolarità.

A parlarne è stato Andrea Tundo, giornalista del Fatto Quotidiano, autore di un’inchiesta che mette in fila numeri e responsabilità: quattro assalti in quattro mesi, cinque con quello di ieri, tutti concentrati lungo la dorsale adriatica e attribuiti alle stesse batterie criminali foggiane.

Secondo Tundo, il problema non è solo la violenza dei colpi, ma la mancanza di una risposta adeguata da parte dello Stato. «Negli ultimi anni – spiega – il governo ha varato leggi sull’onda emotiva dei fatti di cronaca: rave, coltelli a scuola, microtemi che diventano priorità politiche. Ma su un’emergenza reale come questa, non si vede un intervento strutturale».

Il riferimento è all’ “Operazione Primavera”, la maxi azione che negli anni ’90 riuscì a smantellare il contrabbando a Brindisi dopo la morte di due finanzieri. «Quando lo Stato decide di intervenire davvero – ricorda Tundo – i risultati arrivano. Il contrabbando sembrava invincibile, e invece è stato debellato».

Oggi, però, la situazione è diversa. Le bande che assaltano i portavalori sono piccole, radicate, spesso legate a famiglie criminali che tramandano tecniche e strategie da una generazione all’altra. «Parliamo di gruppi che da vent’anni agiscono nello stesso modo – continua Tundo – e che non si fanno scrupoli a mettere a rischio vite umane: carabinieri, automobilisti, famiglie che si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato».

L’episodio di ieri lo dimostra: una donna e sua figlia sono state minacciate e costrette a lasciare l’auto ai criminali in fuga. Un dettaglio che racconta la brutalità e l’imprevedibilità di questi assalti.

La domanda che resta sospesa è semplice e inquietante: quanto ancora si aspetterà prima di un intervento deciso? Perché mentre lo Stato guarda altrove, la Puglia continua a fare i conti con una criminalità che non ha mai smesso di evolversi.