In Puglia cresce in modo significativo il numero dei beni confiscati alla criminalità organizzata assegnati a enti pubblici e realtà sociali: quasi il 60% in più negli ultimi tre anni. Sono 2.267 in tutta la regione, 330 solo nella provincia di Taranto. Dati che la sottosegretaria al Ministero dell’Interno Vanda Ferro ha definito “straordinari” durante la presentazione del nuovo Osservatorio comunale sull’uso sociale dei beni confiscati, istituito dal Comune di Taranto.
L’Osservatorio nasce con l’obiettivo di monitorare lo stato dei beni, favorire il dialogo tra istituzioni e terzo settore e garantire che immobili e aziende sottratti alle mafie vengano restituiti alla collettività. Ferro ha sottolineato il lavoro svolto negli ultimi anni: assegnazioni a realtà sociali, utilizzi per caserme e presidi di emergenza, protocolli con tribunali e professionisti per gestire aziende sequestrate e crediti complessi.
Ma la giornata non è stata priva di tensioni. Libera Taranto, da anni impegnata nella promozione della legalità e nel riuso sociale dei beni confiscati, ha espresso “stupore e rammarico” per non essere stata coinvolta nella presentazione dell’Osservatorio. L’associazione ricorda di aver contribuito al percorso che ha portato all’approvazione del regolamento comunale e di aver più volte chiesto l’avvio di un tavolo partecipato.
Secondo Libera, l’evento ha assunto i toni di una “autocelebrazione politica”, mancando di quel coinvolgimento civico che dovrebbe essere alla base di ogni processo legato ai beni confiscati. L’associazione critica inoltre la presenza di esponenti politici che, in passato, hanno sostenuto scelte nazionali ritenute penalizzanti per il settore, come il taglio dei fondi del PNRR destinati proprio al riutilizzo dei beni sottratti alle mafie.
Il tema resta delicato: i beni confiscati rappresentano un presidio di giustizia e una risorsa per il territorio, ma richiedono trasparenza, continuità e collaborazione reale tra istituzioni e società civile. Libera Taranto ribadisce la propria disponibilità a contribuire, chiedendo che il percorso venga riaperto e reso davvero partecipato.
Perché, come ricorda l’associazione, la legalità non si annuncia: si pratica, insieme.
Servizio a cura di Debora Notarnicola