Sabato scorso Il mercato Fadini è tornato al centro dell’attenzione pubblica, ma purtroppo non per buone notizie. Da anni gli operatori segnalano condizioni strutturali sempre più critiche, e oggi la situazione appare arrivata a un punto di non ritorno. Infiltrazioni d’acqua, intonaci che si sgretolano, pilastri deteriorati e ferri ossidati sono solo alcuni dei problemi che rendono l’area mercatale un luogo insicuro e poco dignitoso per chi ci lavora e per chi lo frequenta.
A denunciare ufficialmente il quadro sono stati l’associazione dei consumatori ADOC e la UIL Taranto, che hanno diffidato il Comune e gli assessorati competenti chiedendo interventi immediati. L’obiettivo è duplice: mettere in sicurezza la struttura e garantire condizioni igienico‑sanitarie conformi alla normativa, in attesa dell’avvio del progetto di riqualificazione annunciato da tempo.
Ma proprio su questo progetto regna l’incertezza. Molti operatori dichiarano di non aver ricevuto informazioni chiare né sui tempi né sulle modalità dei lavori. «Si parla di un anno di chiusura, forse di più. Ma fermare un’attività per così tanto tempo significa rischiare di non riaprire» racconta uno dei commercianti, preoccupato soprattutto per chi lavora con frigoriferi, macellerie e salumerie, attività che non possono essere trasferite facilmente su una semplice bancarella.
La richiesta è una sola: chiarezza. Gli operatori vogliono essere coinvolti, ascoltati e messi nelle condizioni di programmare il proprio futuro. Perché dietro ogni banco c’è un’attività, una famiglia, una storia che non può essere lasciata nell’incertezza.
Il mercato Fadini rappresenta un pezzo importante dell’identità commerciale della città. La sua riqualificazione non è solo un intervento edilizio, ma un investimento sulla dignità del lavoro e sulla qualità della vita di un intero quartiere. Ora serve una risposta concreta, e serve in fretta.
Servizio a cura di Federica Pompamea