La tensione attorno al CUP di Taranto non accenna a diminuire. Dopo la diffusione delle notizie sulle irregolarità nelle prenotazioni sanitarie, gli operatori sono finiti al centro di una vera e propria tempesta mediatica. Una situazione che l’USB definisce senza mezzi termini una “gogna”, alimentata da commenti violenti e accuse generalizzate molte volte fatte avventatamente.
Secondo il sindacato, sui social sono comparsi messaggi gravissimi: c’è chi augura la morte agli operatori, chi li accusa di essere “ladri di salute”, chi li ritiene responsabili di ritardi o mancati accessi alle cure. Un clima pesante, che – denuncia l’USB – non ha trovato alcuna forma di vicinanza né dalla politica né dall’azienda sanitaria.
Eppure, dai primi riscontri della commissione interna dell’ASL emergerebbe un quadro molto diverso da quello raccontato da alcuni titoli sensazionalistici. Le anomalie individuate sarebbero tra le due e le quattro, non certo le decine ipotizzate nelle scorse settimane. Un divario che, secondo il sindacato, conferma la necessità di riportare la discussione su basi oggettive.
Ma la questione non riguarda solo le accuse. L’USB punta il dito anche sulle condizioni di lavoro degli operatori del CUP: turni senza pause, straordinari non riconosciuti, postazioni non ergonomiche, attrezzature mancanti e contratti part‑time involontari, unici nel panorama della Sanità Service di Taranto. Una situazione che, secondo il sindacato, espone i lavoratori a stress, malattie e un rischio crescente di assenze per motivi di salute.
Di fronte a questo scenario, l’USB ha annunciato uno sciopero e sta valutando la possibilità di procedere con denunce per diffamazione aggravata contro chi ha alimentato la campagna d’odio.
Il caso del CUP di Taranto apre una riflessione più ampia: come si può garantire un servizio pubblico efficiente se chi lo gestisce è lasciato senza strumenti adeguati, senza tutele e sotto attacco?
Il dibattito è aperto, e la città attende risposte chiare.
Servizio a cura di Valentina Castellaneta