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mercoledì 24 Giugno 2026
“Paola Clemente, una storia che non possiamo dimenticare”

A dieci anni dalla morte di Paola Clemente, bracciante tarantina deceduta mentre lavorava nei vigneti di Andria, il suo nome continua a rappresentare una delle pagine più dolorose e simboliche della lotta al caporalato in Italia. La recente assoluzione anche in appello dell’imprenditore agricolo accusato di omicidio colposo ha lasciato amarezza e delusione in chi, come il marito Stefano Arcuri, continua a chiedere verità e giustizia.

Stefano parla con lucidità, ma anche con la stanchezza di chi ha visto troppo. Ricorda le condizioni durissime in cui lavorano i braccianti, soprattutto donne e migranti, spesso costretti ad accettare turni massacranti, scarsa sicurezza e nessuna tutela. Racconta di aver ascoltato storie simili in tutta Italia, dal foggiano ad altre regioni, dove la dignità viene messa alla prova ogni giorno.

La morte di Paola, avvenuta in un tendone d’uva dove caldo e umidità diventano insostenibili, è stata definita dai medici come una asfissia meccanica, non un infarto improvviso. Una morte legata alla fatica, alla mancanza di soccorsi tempestivi, all’assenza di personale formato per il primo intervento nonostante la presenza di centinaia di lavoratori.

Stefano ricorda che Paola parlava spesso delle condizioni difficili, ma anche della rassegnazione che molte donne vivono: “Se vuoi lavorare, è così. Altrimenti resti a casa.” Una frase che racconta un sistema che non lascia alternative.

Oggi, mentre si attende la decisione della Procura generale su un eventuale ricorso in Cassazione, resta una domanda che pesa: come è possibile che, nonostante leggi e denunce, il caporalato continui a prosperare?

Per Stefano, la risposta è chiara: serve un impegno congiunto.
Politica, sindacati, magistratura, istituzioni: tutti devono dare un segnale forte e concreto. Perché senza una risposta unitaria, dice, “il caporalato continuerà ad andare avanti, anche se la legge esiste”.

La storia di Paola Clemente non è solo un caso giudiziario.
È il simbolo di una battaglia che riguarda diritti, dignità e vite umane.
Una battaglia che non può permettersi di essere dimenticata.

Servizio a cura di Valentina Castellaneta