Il dato è forte: negli ultimi quindici anni, 37.000 tarantini hanno cambiato residenza. Un numero che, letto superficialmente, potrebbe suggerire un’emorragia demografica. E’ quello che è stato dichiarato da Fabio Venere nell’articolo di questa mattina della Gazzetta del Mezzogiorno.
Innanzitutto, non si tratta di una perdita netta di popolazione: il dato riguarda esclusivamente i cambi di residenza, senza considerare nuovi nati o nuovi arrivi in città. È però un indicatore prezioso per capire dove si spostano i cittadini e quali dinamiche stanno ridisegnando il territorio.
La maggior parte dei trasferimenti resta all’interno della provincia: • Statte è la destinazione più scelta, con 4.500 nuovi residenti provenienti da Taranto • seguono Massafra (circa 3.300) e Martina Franca (2.200)
Una migrazione di prossimità che racconta la ricerca di una vita più tranquilla, di spazi più vivibili e, spesso, di soluzioni abitative più accessibili.
Ma c’è un altro fenomeno che emerge con forza: la fuga dei giovani verso le città universitarie. Roma, Milano, Bologna e l’intero Interland Lombardo accolgono migliaia di studenti tarantini che, una volta laureati, trovano lì maggiori opportunità lavorative. Un “pur troppo”, come sottolinea Venere, che pesa sul futuro della città.
Il quadro che ne deriva è complesso: da un lato famiglie che scelgono la provincia per qualità della vita, dall’altro giovani che inseguono altrove possibilità che Taranto fatica ancora a offrire.
Il dato dei 37.000 cambi di residenza non è solo una statistica: è una fotografia sociale che invita a riflettere su come rendere Taranto una città capace di trattenere talenti, offrire servizi adeguati e costruire un futuro più attrattivo.