Il futuro dell’ex Ilva torna a essere incerto. La recente sentenza del Tribunale di Milano, che ha rimesso in discussione la trattativa per la vendita dello stabilimento, ha generato forte preoccupazione tra le imprese del territorio. A esprimere l’allarme è Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, che vede il rischio concreto di uno spegnimento anticipato degli impianti.
Secondo Toma, il problema non riguarda più soltanto la scadenza di agosto indicata dal Tribunale. Il vero nodo è il prestito ponte da 390 milioni di euro, ottenuto dal Governo con il via libera della Commissione Europea. Una somma fondamentale per garantire la continuità produttiva nei prossimi mesi, ma vincolata alla presenza di un acquirente disposto a portare avanti la trattativa.
Se, dopo la sentenza, l’acquirente dovesse fare un passo indietro, quei fondi non arriverebbero più. E senza liquidità, lo stabilimento potrebbe non resistere fino all’estate: la chiusura, avverte Confindustria, potrebbe diventare realtà nel giro di poche settimane. Uno scenario che metterebbe in crisi non solo l’azienda, ma l’intero indotto industriale e migliaia di famiglie che dipendono dalla produzione siderurgica.
L’associazione degli industriali chiede quindi un intervento urgente del Governo per evitare il collasso della trattativa e garantire una soluzione stabile. “Siamo molto preoccupati – afferma Toma – e ci aspettiamo sviluppi già nei prossimi giorni.
La vicenda dell’ex Ilva torna così al centro del dibattito nazionale, con Taranto che attende risposte rapide e concrete per scongiurare l’ennesima emergenza industriale.