A Sanremo, tra luci, prove infinite e il frastuono del Festival, c’è un pezzo di Taranto che brilla più forte del solito. È la presenza di Fabio Barnaba, compositore, direttore d’orchestra, pianista e arrangiatore tarantino che quest’anno firma – insieme a Serena Brancale e ad altri autori – il brano “Qui con me”, in gara al Festival di Sanremo 2026.
Collegato da una villa poco fuori dal centro, con alle spalle la città in fermento e la nave da cui partono i collegamenti televisivi, Barnaba racconta un percorso creativo intenso, lungo, costruito con cura quasi artigianale. “È stato un lavoro impegnativo, ma ne è valsa la pena”, dice con un sorriso che tradisce stanchezza e orgoglio. Il brano, infatti, non nasce da un’idea astratta: è una storia vera, vissuta, che arriva al pubblico proprio perché autentica. Una canzone che non imita la realtà, ma la restituisce così com’è, con le sue crepe e la sua bellezza.
La forza di “Qui con me” sta nella fusione perfetta tra testo e musica. Le armonie scelte, gli accordi sospesi, le aperture improvvise: tutto contribuisce a creare un crescendo emotivo che ha già conquistato pubblico e critica. Barnaba scherza, ma non troppo, quando racconta di aver “messo dentro un po’ di tutto: seste, nonne, aperture…”. Il risultato è un brano che sembra seguire un manuale di composizione impeccabile, ma che allo stesso tempo resta profondamente umano.
Per Taranto, la sua presenza al Festival è motivo di orgoglio. “La città ti sta abbracciando”, . E lui ricambia, salutando tutti quelli che da casa seguiranno la serata con il fiato sospeso.
Questa sera, oltre al brano in gara, Barnaba salirà sul palco dell’Ariston per dirigere la cover scelta da Serena Brancale: “Bésame Mucho”. Un altro momento carico di emozione, un’altra occasione per vedere un talento tarantino muovere la bacchetta davanti a milioni di spettatori.
Sanremo è un vortice, un frullatore – come lo definisce lui stesso – ma è anche il luogo dove le storie diventano musica e la musica diventa memoria. E quest’anno, in quella memoria, c’è anche un pezzo di Taranto.