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mercoledì 24 Giugno 2026
Puglia, debiti in aumento: allarme tra famiglie e imprese

La fotografia scattata dalla ricerca Ipsos per la “Giornata Senza Debiti” mostra una Puglia sempre più in difficoltà. Le famiglie faticano a sostenere le spese quotidiane e il ricorso ai finanziamenti è diventato una necessità, non una scelta. Il 33% dei pugliesi ha almeno un prestito attivo e quasi un terzo ammette che senza finanziamenti non avrebbe potuto permettersi neppure beni essenziali, come l’automobile.

Il dato più preoccupante riguarda la sostenibilità dei debiti: il 14% ha già saltato una rata e un altro 11% ha rischiato di farlo. A questo si aggiunge un forte impatto emotivo: il 78% vive la propria situazione con ansia, vergogna o paura, mentre il 76% non parlerebbe dei propri debiti con nessuno. Un silenzio che pesa e che rende ancora più difficile affrontare il problema.

A Taranto, la situazione è aggravata da un contesto economico e sociale particolarmente fragile. L’aumento dei prezzi, l’incertezza lavorativa e l’instabilità dei tassi dei mutui si sommano a una crisi industriale che dura da anni. Le associazioni di categoria, come Confesercenti Taranto, chiedono da tempo al Comune una rottamazione dei tributi locali per permettere a cittadini e imprese di respirare. “La città è in sofferenza – spiega la presidente Francesca Intermite – e serve uno sforzo in più da parte dell’ente pubblico per evitare un effetto domino che colpisce consumi, attività commerciali e intero tessuto economico”.

Ma il nodo più critico resta quello occupazionale. Taranto è tra le città italiane con il maggior numero di cassintegrati, una condizione che impedisce l’accesso a mutui e finanziamenti e che rischia di ampliarsi ulteriormente. Secondo quanto emerso al Ministero del Lavoro, i lavoratori in cassa integrazione dell’ex Ilva potrebbero arrivare a 4.550, ai quali si aggiungono circa 1.500 dipendenti di Ilva in Amministrazione Straordinaria e migliaia di addetti dell’indotto.

I sindacati parlano da tempo di una vera e propria “bomba sociale”: meno reddito significa meno consumi, meno consumi significano attività in difficoltà, e l’intero sistema economico rischia di collassare. In questo scenario, la domanda che molti si pongono è inevitabile: quale futuro attende Taranto se non arrivano risposte rapide e concrete?

Servizio a cura di Valentina Castellaneta