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giovedì 2 Aprile 2026
USB denuncia: “Condizioni pericolose nell’area Acciaieria II”

Cumuli di calce e minerale che si accumulano lungo i percorsi interni, anche in quota, rendendo difficoltoso e pericoloso il passaggio degli operai. Materiale che, oltre a ostacolare la visibilità, può risultare scivoloso e presumibilmente cancerogeno, e che arriva a corrodere persino il piano di calpestio. È questo il quadro denunciato da Vincenzo Mercurio, coordinatore provinciale USB Taranto, all’interno dell’area Acciaieria II dello stabilimento ex Ilva, lo stesso reparto in cui, in meno di due mesi, hanno perso la vita due lavoratori.

Secondo il sindacato, le condizioni di sicurezza e igiene continuano a essere gravemente insufficienti. USB afferma di aver più volte richiesto ai responsabili dell’area i dati relativi alle verifiche effettuate, ma le risposte ricevute sarebbero state incomplete e inadeguate. «I controlli visivi non bastano — ha dichiarato Mercurio — sono inammissibili per comprendere i reali rischi».

Il sindacato chiede interventi tecnici approfonditi, come una radiografia dei piani di calpestio, necessaria per monitorare lo spessore delle superfici, individuare eventuali assottigliamenti e quantificare le infiltrazioni di acqua piovana che potrebbero compromettere ulteriormente la stabilità delle strutture.

A preoccupare, oltre alle condizioni materiali, è anche l’atteggiamento di parte della dirigenza. «Di fronte alle nostre segnalazioni — ha aggiunto Mercurio — alcuni capi area tendono a sottovalutare i pericoli, assumendo atteggiamenti indisponenti e poco costruttivi. Altri scaricano semplicemente le responsabilità».

Una situazione che, secondo USB, non è più sostenibile. Per questo il sindacato ha chiesto al governo interventi tempestivi ed efficaci, capaci di garantire soluzioni concrete per la tutela dei lavoratori e della comunità.

La denuncia arriva in un momento già segnato da tensioni e preoccupazioni, con un territorio che continua a fare i conti con le conseguenze ambientali, sanitarie e sociali di un impianto che da decenni rappresenta un nodo irrisolto tra produzione, sicurezza e diritti.

Servizio a cura di Federica Pompamea