La vicenda dei fondi destinati all’eolico offshore si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo il definanziamento deciso dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Ambiente e Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato che i 38 milioni tagliati saranno reintegrati nel bilancio 2027.
Il taglio ha quasi dimezzato le risorse previste per i porti di Taranto e Augusta, considerati poli strategici per lo sviluppo dell’eolico offshore nel Mediterraneo. Una scelta che ha sollevato critiche da parte di amministrazioni locali, operatori del settore e associazioni ambientaliste.
Il Governo ha spiegato che la riduzione è legata ai vincoli sugli aiuti di Stato e alle condizioni del prestito concesso ad Acciaierie d’Italia:
il prestito dovrà essere restituito entro sei mesi dalla scadenza del contratto d’affitto con ILVA in amministrazione straordinaria,
oppure entro sei mesi dalla vendita dei compendi aziendali.
A complicare il quadro è arrivata anche la pronuncia della Corte di Giustizia UE, che ha stabilito che un’impresa in difficoltà – come l’ex Ilva – non può accedere alle agevolazioni energetiche previste per le aziende a forte consumo di elettricità o gas.
Una decisione che incide direttamente sul futuro del polo siderurgico tarantino e sulle strategie di transizione energetica.
La promessa di reintegrare i fondi nel 2027 è un segnale, ma non scioglie i nodi principali:
quali investimenti arriveranno davvero sul porto di Taranto?
quali tempi avrà la transizione energetica?
quale futuro attende Acciaierie d’Italia?
come si concilieranno sviluppo industriale e tutela ambientale?
Taranto resta al centro di una partita complessa, che intreccia politica industriale, energia, ambiente e lavoro. Una partita che la città non può permettersi di perdere.
Servizio a cura di Enzo Ferrari