La decisione è arrivata questa mattina e conferma ciò che molti si aspettavano: la Corte d’Appello di Milano ha rigettato i ricorsi presentati da Ilva in Amministrazione Straordinaria e Acciaierie d’Italia, che chiedevano la sospensione del decreto di spegnimento dell’area a caldo in attesa dell’udienza del 20 ottobre in Corte di Cassazione.
La Corte ha ribadito un principio fondamentale:
Da giorni gli impianti dell’area a caldo sono in fase di scaldo:
tenuti al minimo,
senza produzione,
con materie prime ormai esaurite,
e nessuna nuova fornitura ordinata per mancanza di risorse economiche.
La fermata è già in corso, indipendentemente dal giudizio della Cassazione.
Il 20 ottobre la Cassazione, riunita a sezioni unite, deciderà sul ricorso dell’azienda. Ma anche in caso di esito favorevole, riavviare gli impianti richiederebbe tempo, procedure, sicurezza, personale. Un ritardo che peserebbe ulteriormente sui lavoratori.
Oggi i lavoratori in Cassa Integrazione sono:
4.500 in tutto il gruppo,
3.800 solo a Taranto.
Numeri destinati a crescere se la fermata dovesse prolungarsi.
La sentenza della Corte d’Appello non chiude la vicenda, ma la indirizza con forza verso un punto chiave: la salute e l’ambiente non possono essere sacrificati. Il futuro dello stabilimento, dei lavoratori e della città resta appeso alla decisione della Cassazione, ma il quadro è ormai chiaro: la strada è in salita.
Servizio a cura di Enzo Ferrari