Scene che raccontano un quartiere ferito: maglie di una squadra di calcio abbandonate per terra, soffocate dai rifiuti. Maglie che avrebbero dovuto vestire i ragazzi del rione, simbolo di sport e comunità, e che invece giacciono tra la spazzatura che da 24 ore continua a bruciare nel campo Atleti Azzurri d’Italia.
Il fuoco divampa da ieri mattina. Non è un episodio isolato: è diventato una consuetudine, un rituale criminale che l’associazione Plastica definisce «un metodo collaudato»:
sversamenti illeciti,
accumulo di rifiuti,
incendio per cancellare le tracce,
nuovo spazio per altri scarichi abusivi.
Attorno al campo ci sono luoghi simbolici del quartiere: l’Auditorium Tata, la parrocchia degli Angeli Custodi, la chiesa evangelica, decine di condomini. Una comunità che vive tra fumo, odori, paura e rassegnazione.
Un anno fa venivano presentati i progetti di riqualificazione targati CIS. Sei mesi fa sono iniziati i carotaggi del terreno, guidati dal RUP Dario Iaia e dal commissario straordinario per le bonifiche Vito Felice Uricchio. Solo dopo questo passaggio la ditta vincitrice dell’appalto potrà aprire il cantiere.
Le istituzioni chiedono di accelerare, di salvare il campetto degli Atleti Azzurri d’Italia. Ma la burocrazia procede lenta, mentre la strada corre veloce verso il degrado.
Tra promesse di rigenerazione urbana e carte bollate, i residenti dei Tamburi continuano a convivere con:
roghi,
nubi tossiche,
rifiuti,
abbandono,
attese infinite.
Il campetto degli Atleti Azzurri d’Italia, simbolo di sport e socialità, resta ostaggio di un contesto che chiede interventi concreti, rapidi, visibili.
Le maglie abbandonate tra i rifiuti sono l’immagine più amara: non solo sport negato, ma futuro negato.
Il quartiere Tamburi attende la bonifica, la riqualificazione, la rinascita. E attende che le promesse diventino finalmente realtà.
Servizio a cura di Valentina Castellaneta