Si è conclusa a mezzanotte e mezza l’ultima colata dell’Altoforno 2, l’ultimo altoforno ancora attivo nello stabilimento siderurgico di Taranto. Un evento che segna la fine del ciclo integrale della produzione di acciaio, un passaggio storico che arriva in un momento di grande tensione istituzionale e sindacale.
Poche ore prima, si era chiuso il tavolo tra governo e sindacati. Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha annunciato che nel decreto del 13 ottobre saranno inserite misure per tutelare i lavoratori, con una dotazione di 125 milioni di euro fino a giugno e cassa integrazione al 70%.
Attualmente Acciaierie d’Italia applica il decreto che prevede un massimo di 4.450 lavoratori in cassa integrazione fino a febbraio 2027, ma con il fermo dell’area a caldo i numeri sono destinati a crescere.
Nel decreto potrebbe essere inserita una norma che consenta di mantenere gli impianti in preriscaldo fino alla definizione della vendita. Una scelta che eviterebbe lo spegnimento totale, preservando il valore industriale e facilitando le procedure di cessione.
La Corte di Cassazione, riunita a sezioni unite, deciderà il 20 ottobre sul ricorso contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che impone lo spegnimento dell’area a caldo entro il 25 ottobre. Una sentenza che potrebbe cambiare radicalmente gli scenari.
Il termine per presentare le offerte vincolanti slitta all’8 novembre. Finora sono arrivate solo due proposte:
quella del gruppo Jindal,
quella del fondo Flax, interessato più agli immobili che agli impianti.
Si attende l’offerta dell’accordata italiana guidata da Antonio Gozzi, presidente di Federacciai.
Per il 12 ottobre, i sindacati metalmeccanici hanno proclamato uno sciopero di 24 ore. Un segnale forte in un momento in cui migliaia di lavoratori vivono nell’incertezza.
La chiusura dell’Altoforno 2 è la fine di un’epoca. Ora la città attende risposte: dal governo, dalla Cassazione, dai nuovi potenziali acquirenti. Il futuro dell’acciaio tarantino si decide nelle prossime settimane.
Servizio a cura di Enzo Ferrari