L’ultimo assalto al portavalori sulla Brindisi–Lecce ha riportato al centro dell’attenzione un fenomeno che, negli ultimi mesi, sta assumendo contorni sempre più preoccupanti. Le immagini circolate sui social – auto incendiate, strada bloccata, armi in mano – sembrano la scena di un film d’azione, ma raccontano una realtà che in Puglia si ripete con inquietante regolarità.
A parlarne è stato Andrea Tundo, giornalista del Fatto Quotidiano, autore di un’inchiesta che mette in fila numeri e responsabilità: quattro assalti in quattro mesi, cinque con quello di ieri, tutti concentrati lungo la dorsale adriatica e attribuiti alle stesse batterie criminali foggiane.
Secondo Tundo, il problema non è solo la violenza dei colpi, ma la mancanza di una risposta adeguata da parte dello Stato. «Negli ultimi anni – spiega – il governo ha varato leggi sull’onda emotiva dei fatti di cronaca: rave, coltelli a scuola, microtemi che diventano priorità politiche. Ma su un’emergenza reale come questa, non si vede un intervento strutturale».
Il riferimento è all’ “Operazione Primavera”, la maxi azione che negli anni ’90 riuscì a smantellare il contrabbando a Brindisi dopo la morte di due finanzieri. «Quando lo Stato decide di intervenire davvero – ricorda Tundo – i risultati arrivano. Il contrabbando sembrava invincibile, e invece è stato debellato».
Oggi, però, la situazione è diversa. Le bande che assaltano i portavalori sono piccole, radicate, spesso legate a famiglie criminali che tramandano tecniche e strategie da una generazione all’altra. «Parliamo di gruppi che da vent’anni agiscono nello stesso modo – continua Tundo – e che non si fanno scrupoli a mettere a rischio vite umane: carabinieri, automobilisti, famiglie che si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato».
L’episodio di ieri lo dimostra: una donna e sua figlia sono state minacciate e costrette a lasciare l’auto ai criminali in fuga. Un dettaglio che racconta la brutalità e l’imprevedibilità di questi assalti.
La domanda che resta sospesa è semplice e inquietante: quanto ancora si aspetterà prima di un intervento deciso? Perché mentre lo Stato guarda altrove, la Puglia continua a fare i conti con una criminalità che non ha mai smesso di evolversi.