La Concattedrale di Taranto è una delle opere più significative di Gio Ponti, maestro dell’architettura e del design del Novecento. Un edificio che la critica internazionale considera tra le sue creazioni più innovative, un simbolo di modernità e spiritualità che ha segnato la storia dell’architettura italiana.
Eppure, mentre Milano si prepara a inaugurare un museo interamente dedicato al suo genio, e dopo che Parigi e Roma gli hanno tributato mostre di grande prestigio, Taranto continua a non valorizzare adeguatamente il suo capolavoro. Non esiste un pannello informativo, nessun percorso di visita, nessuna narrazione che aiuti cittadini e turisti a comprendere l’importanza dell’opera. Le vasche esterne, un tempo parte integrante del progetto estetico, oggi appaiono trascurate, lontane dall’idea originaria dell’architetto.
La situazione richiama alla mente un altro caso emblematico: piazza Fontana di Nicola Carrino, scultore tarantino di fama internazionale. Anche qui, una parte della città fatica a riconoscere il valore dell’opera, arrivando persino a proporne la demolizione. Due artisti, due visioni, due patrimoni che potrebbero rappresentare un volano per il turismo culturale, ma che rischiano di rimanere invisibili.
Eppure Taranto possiede già tutto: storia, arte, architettura, identità. Ciò che manca è la consapevolezza del proprio valore e la capacità di trasformare questi tesori in opportunità di crescita. La diversificazione economica tanto invocata passa anche da qui: dalla cultura, dalla bellezza, dalla cura di ciò che rende unica questa città.
Valorizzare Ponti e Carrino non sarebbe solo un atto di tutela, ma un investimento sul futuro.
Servizio a cura di Enzo Ferrari