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mercoledì 24 Giugno 2026
Rigassificatore: il punto con Gladys Spiliopoulos

Si torna a parlare di Rigassificatore, un tema che ciclicamente riemerge nel dibattito pubblico tarantino. Ospite della puntata, l’economista ambientale Gladys Spiliopoulos, che ha ricostruito la storia e le criticità del progetto destinato alla costa di Lido Azzurro.

Il rigassificatore, proposto dalla società GNL, non è una novità: un progetto simile era già stato presentato nel 2008 e respinto non solo da Comune e Regione, ma anche dal Ministero dell’Ambiente. «Le ragioni di quel diniego – spiega Spiliopoulos – erano ambientali e sanitarie. E oggi non solo non sono superate, ma si sono aggravate». A sostegno della sua analisi cita lo studio Sentieri, le due sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e la definizione ONU di Taranto come “zona di sacrificio”.

Un altro nodo riguarda la reale utilità dell’impianto. Il rigassificatore viene spesso presentato come funzionale alla “decarbonizzazione” dell’ex Ilva, ma per l’economista questa interpretazione è fuorviante: «Il gas resta un combustibile fossile, non può essere considerato uno strumento di decarbonizzazione». A complicare il quadro, anche le dichiarazioni della stessa azienda siderurgica, che avrebbe indicato come non necessario un impianto dedicato, preferendo l’approvvigionamento dalla rete nazionale.

Resta poi il tema della credibilità del proponente: una società con capitale sociale minimo a fronte di un investimento dichiarato di 600 milioni di euro. «Non sappiamo da dove arriverebbero i fondi – osserva Spiliopoulos – e questo è un elemento che non può essere ignorato».

Il dibattito, però, non si esaurisce nel “no”. La questione centrale è quale modello economico immaginare per Taranto. Se rigassificatore e impianti offshore non convincono, quali alternative sono realmente percorribili? La risposta, promette l’economista, richiede una visione più ampia: un equilibrio tra sviluppo, salute e sostenibilità che la città non può più rimandare.

Il confronto resta aperto, e la comunità – istituzioni comprese – è chiamata a scegliere quale futuro vuole costruire.