La crisi della Cittadella della Carità, storica struttura sanitaria del rione Paolo VI di Taranto, torna al centro dell’attenzione pubblica. Ai microfoni di Buongiorno Taranto Cosimo Sardelli della Funzione Pubblica CGIL traccia un quadro preoccupante, frutto di anni di difficoltà economiche e gestionali che oggi pesano in modo sempre più evidente su lavoratrici, lavoratori e servizi offerti alla comunità.
Secondo Sardelli, la situazione attuale è il risultato di una crisi finanziaria che si trascina da tempo e che non ha trovato soluzioni efficaci nonostante i tentativi messi in campo. La partnership economico‑finanziaria e gestionale avviata due anni fa con Neuromed, scelta che avrebbe dovuto rilanciare la struttura, non ha prodotto i risultati sperati. «I fatti dimostrano che non c’è stato alcun rilancio dell’attività» afferma. «La Cittadella non ha ripreso vigore e la situazione resta critica».
Negli ultimi mesi, la condizione è ulteriormente peggiorata. La regolarità retributiva è diventata un miraggio: stipendi arretrati, pagamenti irregolari e un clima di crescente incertezza hanno reso l’ambiente di lavoro sempre più pesante. «Siamo arrivati a tre mensilità arretrate» spiega Sardelli. «Oggi siamo a una retribuzione pagata e una seconda in scadenza. È una condizione che logora e che non può essere ignorata».
Di fronte a questo scenario, i sindacati hanno deciso di rivolgersi direttamente al vescovo Ciro Miniero, proprietario della struttura attraverso la Curia. Una lettera formale, inviata nei giorni scorsi, chiede un intervento deciso per salvare la Cittadella della Carità e garantire continuità ai servizi che rappresentano un presidio fondamentale per il territorio, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.
Sardelli sottolinea come la priorità sia tutelare sia i lavoratori sia la funzione sociale della struttura. La Cittadella della Carità, infatti, non è solo un luogo di cura: è un punto di riferimento per la città, un simbolo di assistenza e accoglienza che non può essere lasciato scivolare verso il declino.
La speranza è che la lettera al vescovo possa aprire un confronto serio e costruttivo, capace di individuare soluzioni concrete e immediate. Perché, come ricorda Sardelli, dietro i numeri e le difficoltà economiche ci sono persone, famiglie e una comunità intera che ha bisogno di risposte.