Uno sguardo invisibile, silenzioso, costante. È questo il filo conduttore della mostra “Sotto Osservazione – L’Io Riflesso, cronache di un’identità monitorata”, realizzata dagli studenti e dalle studentesse della classe 4M del Liceo Artistico Calò di Taranto. Un progetto che indaga il rapporto complesso tra individuo e sistemi di sorveglianza nella società contemporanea.
L’esposizione nasce come una vera e propria indagine visiva, capace di attraversare le molteplici forme del controllo: dallo spioncino di casa alle telecamere, dagli schermi degli smartphone ai dispositivi che scandiscono la quotidianità. Un percorso che mette in luce come la tecnologia, se da un lato offre strumenti, dall’altro può diventare un filtro che condiziona identità e comportamenti.
«Abbiamo voluto trasmettere la sensazione di oppressione che dà il tema della sorveglianza», racconta lo studente Daniele Grassi. «È un argomento molto attuale, più presente di quanto si pensi».
Il curatore della mostra, Stefano Bianco, docente di discipline audiovisive e multimediali, sottolinea l’ambiguità del rapporto tra uomo e macchina: «Questa interazione continua coinvolge tutti. In alcuni scatti emerge un punto di riflessione politico, economico o religioso. In altri, il gioco di ruoli tra osservare ed essere osservati diventa il vero motore narrativo».
Dalle 300 fotografie realizzate, ne sono state selezionate 30, capaci di raccontare come i giovani rischino di scomparire dietro gli schermi, “sottomessi a display” che, se non gestiti, possono soffocare personalità e libertà.
Per la dirigente scolastica Rosanna Petruzzi, il progetto rappresenta un’occasione preziosa per educare alla consapevolezza: «Gli studenti sono riusciti a maturare spirito critico, diventando non solo destinatari dell’informazione, ma attori attivi, capaci di guardare la realtà da più punti di vista attraverso l’obiettivo».
La mostra diventa così un invito a interrogarsi sul nostro tempo, sulle dinamiche di controllo che attraversano la vita quotidiana e sul ruolo dell’immagine come strumento di denuncia, consapevolezza e libertà.
Servizio a cura di Federica Pompamea