Superare la visione puramente clinica della medicina per restituire centralità alla persona: è questo il cuore del Convegno Internazionale “Diritto, Medicina e Benessere: nuove prospettive per la salute”, promosso dall’associazione Noi Insieme insieme al Dipartimento Ionico, alla LILT e al Comitato per la Qualità della Vita. Un appuntamento che porta a Taranto studiosi, giuristi, medici e professionisti per una giornata di confronto su un tema sempre più urgente: come costruire un modello di cura che sia davvero umano.
Secondo Rosa D’Amato, presidente dell’associazione Noi Insieme, il convegno nasce dalla necessità di riconoscere il paziente non solo come portatore di una patologia, ma come individuo con bisogni fisici, emotivi e sociali. Da qui l’importanza di affrontare questioni delicate come il diritto del malato a scegliere la propria cura, l’equilibrio tra libertà terapeutica e giurisprudenza, e il ruolo dell’etica medica in un sistema sanitario in continua evoluzione.
Il dibattito si estende anche alle medicine integrate, sempre più presenti nei percorsi di prevenzione e benessere: dall’osteopatia all’alimentazione, dall’attività fisica agli approcci olistici. «Parliamo tanto di longevity», spiega D’Amato, «ma la vera domanda è: come si applica? Attraverso stili di vita corretti, prevenzione primaria e scelte terapeutiche consapevoli, sempre guidate da professionisti.»
Tra gli interventi più attesi, quello di Francesco Rapetti, presidente dell’associazione Noi, che ha illustrato il ruolo dell’osteopatia come disciplina capace di leggere il sintomo non come un nemico, ma come un segnale del corpo per risalire alla causa reale del problema. «L’osteopatia non usa strumenti chirurgici o farmaci», spiega, «ma le mani, per ristabilire equilibrio e funzionalità.»
Il convegno assume un valore particolare per Taranto, città che da anni convive con criticità ambientali e sanitarie. «Taranto è particolarmente vessata da problemi di salute», ricorda D’Amato. «Serve prevenzione primaria, abbattimento dell’inquinamento e una nuova cultura della salute che permetta ai cittadini di recuperare ciò che gli agenti esterni compromettono.»
Una giornata che non si limita a informare, ma che ambisce a ridefinire il rapporto tra salute, diritti della persona e qualità della vita, aprendo la strada a un modello di cura più umano, più consapevole e più vicino alle esigenze reali della comunità.
Servizio a cura di Federica Pompamea