«Si lavora poco sereni, con tanta ansia. Ogni intervento può essere fatale.» È la frase con cui Alessandro, autista soccorritore del 118 di Taranto, riassume la condizione in cui lui e i suoi colleghi operano ogni giorno. Una condizione fatta di emergenze, incertezza e, sempre più spesso, aggressioni.
L’ultimo episodio è avvenuto pochi giorni fa: chiamati per un paziente incosciente, l’equipaggio ha trovato un uomo con un forte tasso alcolemico. Una volta in ambulanza, il paziente ha iniziato a dimenarsi, insultare e colpire gli operatori, trasformando un soccorso in una colluttazione.
Secondo Simona Laliscia, dell’Unione Sindacale di Base di Taranto, le 30 aggressioni registrate nel 2025 non rappresentano la realtà: molti operatori evitano di denunciare per paura di ritorsioni. La paura, infatti, non nasce solo dai pazienti aggressivi, ma anche dalla mancanza di tutele: le forze dell’ordine intervengono solo su chiamata, spesso quando la situazione è già fuori controllo, nonostante siano note le zone più pericolose del territorio.
A peggiorare il quadro c’è il profilo contrattuale degli autisti soccorritori della Sanitas Service: non hanno indennità di rischio, nonostante affrontino quotidianamente situazioni critiche, violente e imprevedibili. Sono classificati come “trasportatori”, esclusi dall’ambito sanitario, pur lavorando fianco a fianco con medici e infermieri.
USB ha già segnalato queste criticità al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, all’assessore alla salute Donato Pentassuglia e al direttore generale dell’ASL Taranto Vito Bavaro, chiedendo un confronto per garantire sicurezza e riconoscimento economico. Ad oggi, però, nessuna risposta.
La situazione è diventata insostenibile: chi ogni giorno salva vite continua a farlo senza protezione, esposto a rischi fisici, psicologici e contrattuali.
E mentre la città si prepara ai grandi eventi, c’è un pezzo di sanità che chiede solo una cosa: essere ascoltato.
Servizio a cura di Federica Pompamea