Un’ordinanza di sgombero mette fine – almeno sulla carta – a una vicenda che dura da quasi vent’anni. Gli inquilini di Palazzo De Bellis, in via Duomo 161, hanno ricevuto la comunicazione: entro 15 giorni dovranno lasciare gli appartamenti che occupano dal periodo dei crolli tra via Paisiello e Arco Madonna del Pozzo. Crolli che devastarono immobili comunali e privati, rendendo inagibili anche le case di proprietà delle famiglie del posto, costrette ad abbandonarle dall’oggi al domani.
Secondo gli occupanti, furono allora le istituzioni a indicare loro – informalmente – di sistemarsi a Palazzo De Bellis in attesa di una soluzione alternativa o dei lavori di ripristino. Lavori che, sostengono, non sono mai stati eseguiti. Da qui una permanenza durata 18 anni, oggi considerata abusiva, con alcune denunce già pendenti.
La risposta dei servizi sociali, che propone il ricovero in comunità, viene respinta con fermezza: una soluzione ritenuta lesiva della dignità e impraticabile per chi non ha risorse economiche per sostenere un affitto privato. Per molti, lasciare la Città Vecchia non è un’opzione: è il luogo in cui sono nati, cresciuti, radicati.
Sul fronte istituzionale, il Comune punta alla ristrutturazione totale di Palazzo De Bellis per trasformarlo in un hub ricreativo destinato a studenti fuori sede e docenti universitari. Un progetto di rigenerazione urbana considerato strategico per il rilancio del centro antico, ma che apre una corsa contro il tempo e un nodo sociale complesso.
Pretendere di risolvere con un atto amministrativo 18 anni di ritardi e mancati interventi rischia di scaricare il peso della vicenda sulle famiglie coinvolte, l’ultimo anello di una catena che parte dai crolli e arriva fino alle scelte urbanistiche di oggi.
La partita è aperta. E Taranto osserva, divisa tra rigenerazione e diritti sociali.
Servizio a cura di Valentina Castellaneta