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martedì 6 Ottobre 2026
Ilva: conto alla rovescia

Il conto alla rovescia è iniziato. Lo stabilimento siderurgico di Taranto si avvia verso lo spegnimento dell’area a caldo, come stabilito dalla Corte d’Appello di Milano nel decreto di luglio che imponeva la fermata degli impianti ritenuti inquinanti entro 90 giorni.

Nonostante l’attesa per l’udienza del 20 ottobre in Corte di Cassazione, il processo di spegnimento è già in corso e seguirà un calendario preciso:

  • 7 ottobre → fermo dell’agglomerato

  • 8 ottobre (sera) → ultima colata dell’Altoforno 2, l’unico ancora operativo

  • 9 ottobre → stop dell’Acciaieria 2, rimasta con un solo convertitore

Con questi passaggi si chiude definitivamente il ciclo integrale della produzione di acciaio a Taranto.

Il declino dell’area a caldo non è improvviso:

  • nel 2015 si fermò l’AFO5, il più grande d’Europa, oggi abbandonato

  • nel 2019 iniziò la demolizione dell’AFO3, dopo il tragico incidente di maggio

Oggi, con la fermata totale, resterebbero attivi non più di 1.500 lavoratori, mentre la cassa integrazione è già altissima:

  • 3.800 lavoratori in cassa solo a Taranto

  • migliaia nell’indotto, destinati a crescere

La scadenza del 15 ottobre per presentare le manifestazioni di interesse all’acquisto dell’azienda rischia di slittare oltre la decisione della Cassazione. Ad oggi sono arrivate solo due proposte:

  • quella del gruppo indiano Jindal

  • quella del fondo americano Flax, interessato solo agli immobili e non agli impianti produttivi

Si attende la strategia dell’accordata italiana guidata da Antonio Gozzi, che ha già dichiarato interesse esclusivo per l’area a freddo.

Lo scenario più realistico vede:

  • la parte a freddo affidata ai nuovi acquirenti

  • lo Stato impegnato nella costruzione di forni elettrici per sostituire l’area a caldo

Ma si tratta di un percorso lungo, complesso, che richiederà anni. Anni che Taranto non può più permettersi di aspettare.

La fermata dell’area a caldo segna un passaggio storico per Taranto: la fine di un modello industriale che ha segnato la città per oltre mezzo secolo. Ora si apre una fase nuova, incerta, decisiva. Una fase che richiede scelte rapide, chiare e coraggiose.

Servizio a cura di Enzo Ferrari

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