Sono giorni decisivi per la vertenza Ex Ilva, una delle più complesse e delicate della storia industriale italiana. Nel giro di due settimane si concentrano tre appuntamenti che potrebbero ridefinire il futuro dello stabilimento e della città di Taranto.
8 ottobre: nuovo incontro a Palazzo Chigi tra governo e sindacati.
13 ottobre: approdo in Consiglio dei Ministri del decreto per la tutela dei lavoratori.
20 ottobre: la Corte di Cassazione, riunita a sezioni unite, decide se confermare o meno il decreto della Corte d’Appello di Milano sullo spegnimento dell’area a caldo.
Una sequenza serrata che arriva mentre lo stabilimento vive una fase di incertezza totale.
Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, non nasconde la sua inquietudine:
Bitetti chiede investimenti, norme adeguate e soprattutto che il tavolo per Taranto, già costituito, produca una norma ad hoc per la città e la sua comunità.
Sul fronte industriale, arriva la conferma della partecipazione di Eufrasio Alighieri, fondatore del gruppo Eusider, all’accordata italiana interessata a rilevare l’azienda. Alighieri ha ribadito l’impegno degli acciaieri italiani nel preservare la capacità produttiva e nel contribuire a una soluzione industriale sostenibile.
A complicare il quadro, il parere – non vincolante – del procuratore generale presso la Cassazione, che ha messo in discussione alcuni presupposti del decreto della Corte d’Appello di Milano. Un elemento che introduce ulteriore incertezza in una situazione già fragile.
Il coordinatore UIL Taranto, Gennaro Oliva, sottolinea:
Oliva ribadisce che l’azienda può lavorare e dare futuro ai lavoratori solo se il governo investirà risorse per ambientalizzare la fabbrica.
Taranto attende la decisione della Cassazione con la consapevolezza che il futuro industriale, sociale ed economico della città dipende da scelte che non possono più essere rinviate.
Le prossime due settimane non sono solo un passaggio tecnico: sono un crocevia storico.
Servizio a cura di Enzo Ferrari