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Il settore dell’autotrasporto legato allo stabilimento siderurgico di Taranto è oggi una delle realtà più colpite dalla crisi industriale. Un dato su tutti racconta la portata del fenomeno: da 300 ditte operative ai tempi della gestione Riva, oggi ne restano circa 30.
Solo cinque anni fa, il 90% dell’attività delle aziende di trasporto era legata all’acciaieria. Oggi siamo al 10%.
Il presidente del Consorzio Ionico Autotrasportatori ricorda così la differenza:
Una riduzione del 99%, che ha colpito non solo le aziende ma anche l’occupazione: da 300-400 ditte tra padroncini e imprese strutturate, oggi non si arriva a 30. Ogni azienda del consorzio conta 4-5 dipendenti: molti hanno dovuto reinventarsi altrove.
Alla crisi del lavoro si aggiunge quella dei costi. Il gasolio, in otto mesi, è passato da 1,70 €/l a 2,25 €/l nelle pompe con tariffa calmierata: un aumento del 35%.
E non è solo carburante:
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pneumatici più costosi,
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autostrade più care,
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aumenti generalizzati su ogni voce di spesa.
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La crisi dell’acciaieria ha generato un effetto domino che oggi mette a rischio la sopravvivenza di un intero comparto. Un settore che per decenni ha rappresentato una parte fondamentale dell’economia ionica, oggi ridotto ai minimi termini.
Il crollo dell’autotrasporto è uno dei segnali più evidenti della crisi industriale che Taranto sta vivendo. Una crisi che non riguarda solo la fabbrica, ma tutto ciò che le ruotava attorno.
Il territorio attende decisioni, investimenti, certezze. Perché senza una strategia chiara, il rischio è che un altro pezzo di economia ionica scompaia.
Servizio a cura di Debora Notarnicola