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mercoledì 22 Maggio 2024

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Taranto ha costituito per lungo tempo, e purtroppo costituisce ancora, una miniera inesauribile di documenti archeologici oggetto di scavi clandestini e di commerci illegali. I rinvenimenti effettuati nel corso della costruzione del Borgo nei primi del ‘900 e fino agli anni’50 hanno privato la città di importanti testimonianze del suo passato di città greca e romana, distribuendo in maniera spesso illegale reperti di inestimabile valore nei musei di tutto il mondo, cancellando peraltro le tracce della sua antica topografia. I Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale,  stanno attuando un lavoro incessante, coadiuvato dalle Procure della Repubblica e dalle Soprintendenze, d’accordo con organismi analoghi delle altre Nazioni, per il recupero del patrimonio disperso e illecitamente acquisito. E’ il caso del gruppo scultoreo di Orfeo e le Sirene, trafugato a Taranto nel corso di uno scavo clandestino e venduto al Getty Museum di Malibù negli anni ’70.

Il gruppo scultoreo  di Orfeo e delle sirene, rappresentate secondo la tipologia greca con il busto di donna e il restante corpo di uccello con ali di rapace, doveva essere collocato in corrispondenza di una tomba monumentale, rappresentando il trionfo sulla morte, attraverso il canto accompagnato dal suono della cetra in contrapposizione al canto mortifero dei due esseri mostruosi.

Com’è noto, il capolavoro in terracotta del IV sec. a.C. ritornerà a Taranto, luogo del rinvenimento, dopo l’esposizione a Roma presso il Museo dell’Arte Salvata, per essere collocato in via definitiva all’interno del Museo Archeologico Nazionale (MArTA).

Conoscendo bene il Museo, avendone curato la ristrutturazione e il riallestimento, vorrei esporre alcune considerazioni circa l’adeguato inserimento dell’Orfeo negli spazi disponibili del MArTA. Immagino che per un periodo transitorio  il gruppo scultoreo possa essere allestito nello spazio destinato alle mostre temporanee, spazio del quale un museo come quello di Taranto non puo’ tuttavia fare a meno, come è dimostrato dall’intensa attività collaterale svolta negli ultimi anni dall’attuale direzione affidata alla iperattiva Eva Degl’Innocenti.

Per ascoltare tutto l’intervento dell’architetto Augusto Ressa basta guardare il video qui sotto