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mercoledì 14 Gennaio 2026

Modellare, traforare e dipingere l’argilla per trasformarla in ceramica. Sono queste le fasi che da diversi secoli caratterizzano uno dei mestieri artigianali più antichi della città di Grottaglie, conosciuta a livello locale e internazionale, come quartiere delle ceramiche.

Oggetti d’arte unici che, oggi, con molti sacrifici i maestri ceramisti, producono all’interno delle 50 botteghe storiche, ancora attive sul territorio. «Un numero ridotto – ha detto Giuseppe Fasano maestro ceramista dell’omonima azienda attiva dal 1620- rispetto ai 150 laboratori presenti circa venti anni fa».

Aziende sopravvissute ai cambiamenti sociali e culturali solo perché capaci di reinventarsi attraverso creazioni artistiche contemporanee. Un’antica arte che racconta la storia identitaria di Grottaglie, valorizzata attraverso il Festival delle ceramiche, «un evento – ha detto Lucia Patronelli ceramista di quarta generazione – che ha messo in risalto la bellezza e la complessità del mestiere. Un’occasione, inoltre, per far avvicinare i giovani a questo mondo dell’artigianato con la speranza di continuare la tradizione».

Non manca certo la curiosità da parte delle nuove generazioni di conoscere le tradizionali della propria terra. Per Francesco Carriero, giovane ceramista che lavora all’interno della bottega familiare, c’è un ritorno ai mestieri artigianali.

«Paradossalmente – ha detto – si prendono le distanze dalla rapidità del mondo digitale per favorire l’arte nella sua unicità. Un valore aggiunto che attira automaticamente anche lo straniero».

IL servizio di Federica Pompamea