Il furto dei cavi elettrici dalle nuove piscine in costruzione per i Giochi del Mediterraneo rappresenta molto più di un semplice atto vandalico. È un episodio che colpisce un’infrastruttura strategica, simbolo di un percorso di rilancio che Taranto attende da anni. I cavi erano stati installati da pochissimo dall’impresa incaricata dei lavori e ora dovranno essere nuovamente acquistati e reinstallati, con inevitabili ritardi e costi aggiuntivi.
Il danno materiale, pur significativo, non è l’aspetto più grave della vicenda. Il furto riaccende infatti una riflessione più ampia sulla difficoltà della città di evolversi e di agire per il bene comune. Le opere legate ai Giochi del Mediterraneo rappresentano un’occasione rara per migliorare l’immagine e le infrastrutture del territorio, offrendo una possibilità di riscatto a una comunità segnata da anni di crisi economica, sociale e culturale.
E invece, ancora una volta, Taranto si ritrova a commentare episodi che generano sconforto e alimentano la percezione di una città ostaggio di sacche di inciviltà, ignoranza e criminalità. Un gesto come questo, pur superabile, rallenta un percorso già complesso e mette in discussione la capacità collettiva di proteggere ciò che dovrebbe appartenere a tutti.
L’auspicio è che i responsabili vengano individuati e assicurati alla giustizia. Ma il vero nodo resta un altro: la consapevolezza che la strada per riportare Taranto a un livello di civiltà accettabile è ancora lunga e tutt’altro che semplice. Episodi come questo ricordano quanto sia fragile il cammino verso una città più moderna, sicura e capace di credere nel proprio futuro.
Servizio a cura di Enzo Ferrari