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lunedì 8 Giugno 2026
Nel ricordo di Federica e Andrea

Sono trascorsi dieci anni da quel terribile 7 giugno in cui Federica De Luca e il suo bambino, Andrea, furono uccisi dall’ex compagno della donna, padre del piccolo. Un femminicidio che sconvolse Taranto e che ancora oggi rappresenta una delle pagine più dolorose della storia recente della città. Una tragedia che parla di incapacità emotiva, di mancanza di rispetto, di violenza cieca: l’ennesima dimostrazione di quanto sia urgente educare alle relazioni sane e alla gestione delle emozioni.

Alla luce di questa ricorrenza, appare ancora più irragionevole la scelta alla base del decreto Val di Tara, che introduce il consenso informato dei genitori per l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Una misura che rischia di compromettere la funzione della scuola pubblica nel contrastare le disuguaglianze e nel contribuire alla lotta contro la violenza di genere. Rendere facoltativa l’educazione affettiva significa sottrarre ai più giovani strumenti fondamentali per riconoscere i segnali del pericolo, per comprendere i confini, per costruire relazioni rispettose.

In questo contesto, Taranto sceglie di ricordare e di educare. La giunta comunale ha approvato una proposta di indirizzo per intitolare il Centro Sportivo Magna Grecia, in via Alto Adige, alla memoria di Federica e Andrea. Un’iniziativa voluta dal sindaco Piero Bitetti e condivisa dall’intera giunta, con l’obiettivo di preservare il ricordo di una vicenda che ha segnato profondamente la comunità.

Federica De Luca non era solo una giovane donna vittima di violenza: era un’atleta, un’arbitra, una dirigente sportiva stimata, capace di ottenere riconoscimenti regionali e nazionali. Intitolare a lei e al suo bambino un centro sportivo significa trasformare la memoria in un messaggio educativo e civile: promuovere il rispetto, la parità, il rifiuto di ogni forma di violenza.

L’auspicio è che i nomi di Federica e Andrea possano ricordare a tutti quanto sia essenziale un percorso educativo condiviso tra scuola, famiglie, istituzioni e comunità. Perché il rispetto della vita e della libertà dell’altro non è un valore astratto: è la base su cui costruire un futuro diverso.

Servizio a cura di Debora Notarnicola