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martedì 30 Giugno 2026

Un’indagine partita da Taranto e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ha portato alla luce un sistema strutturato che, secondo gli inquirenti, favoriva l’ingresso illegale di cittadini extracomunitari attraverso richieste fittizie di lavoro stagionale. L’operazione, denominata “Babele”, ha coinvolto 30 persone raggiunte da misure cautelari eseguite in 9 province italiane.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il sistema si basava su tre livelli:

  • Procacciatori all’estero individuavano persone disposte a pagare fino a 6.500 euro per arrivare in Italia.

  • Datori di lavoro compiacenti offrivano disponibilità ad assumere lavoratori stagionali senza alcuna reale esigenza.

  • Professionisti e intermediari inserivano le domande di nulla osta sul portale ministeriale ALI, simulando pratiche perfettamente regolari.

Al centro della rete, un CAF tarantino, che secondo gli inquirenti gestiva la maggior parte delle richieste e coordinava i rapporti tra intermediari, aziende e cittadini stranieri. La DDA contesta agli indagati il ricorso sistematico e fraudolento alla procedura agevolata del decreto flussi, trasformata in un canale di profitto illecito. Il sistema avrebbe favorito centinaia di ingressi illegali, con denaro distribuito tra promotori, datori di lavoro e intermediari stranieri. C’è stata un intercettazione della polizia, parte dell’attività investigativa che ha permesso di ricostruire la rete criminale e documentare i passaggi operativi dell’organizzazione.