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giovedì 10 Settembre 2026
Confartigianato: "le bonifiche fonte di lavoro"

L’incontro interlocutorio tenuto martedì scorso a Palazzo Chigi ha riaperto un copione già visto: discussioni, ipotesi, tavoli tecnici, ma nessuna decisione definitiva sul futuro dell’ex Ilva. Una storia che attraversa governi diversi e che oggi ricade sulle spalle dell’attuale esecutivo, chiamato a gestire una crisi che non riguarda solo la fabbrica, ma l’intero territorio ionico.

Secondo Paolillo, il confronto ha riproposto temi già noti:

  • la transizione ai forni elettrici,

  • il ruolo di ERAI,

  • la necessità di nuovi investimenti.

Ma restano aperte le domande fondamentali: chi investirà? quali risorse verranno messe in campo? quando partiranno i cantieri? quando entreranno in funzione le nuove tecnologie?

E soprattutto: quanti lavoratori serviranno nella siderurgia del futuro? È realistico pensare che la nuova Ilva avrà bisogno di molti meno addetti.

Paolillo avverte: cassa integrazione, ammortizzatori e scivoli saranno inevitabili, ma non possono diventare la prospettiva di Taranto. Una città non può essere condannata a chiedere assistenza. La crisi industriale rischia di trasformarsi in una crisi sociale.

Il presidente rilancia un tema cruciale: le bonifiche. Non come intervento marginale, ma come diritto dei tarantini e come opportunità industriale.

Bonifiche vere:

  • nella terra,

  • nelle falde,

  • nel mare,

  • nelle aree contaminate.

Il risanamento può diventare una grande politica industriale e occupazionale, capace di generare anni di lavoro. Non immaginando che migliaia di operai siderurgici diventino addetti alle bonifiche, ma costruendo un programma pubblico con:

  • cantieri,

  • imprese,

  • formazione,

  • nuove competenze,

  • percorsi di ricollocazione.

La città ha bisogno di una strategia che vada oltre la vertenza industriale. Il futuro non può essere solo la gestione dell’emergenza: deve essere ricostruzione, risanamento, sviluppo.

Servizio a cura di Debora Notarnicola