Novak Djoković è il simbolo dell’umano che sfida gli dèi, e che alla fine – grazie a qualità atletiche straordinarie, alla cura maniacale per il proprio corpo, alla vocazione per la sofferenza – riesce ad affrontarli alla pari e addirittura a batterli.
È “Djoković. L’uomo che ha sfidato gli dèi (e li ha battuti)” il libro scritto da Giancarlo Liviano D’Arcangelo, che venerdì 25 luglio alle 19 sarà presentato al circolo Tennis di Taranto, in via Consiglio, in collaborazione con Casa del Libro Mandese e 66thand2nd.
Un opera dedicata al serbo smilzo e riottoso, dal corpo snodabile, cresciuto sotto i bombardamenti Nato su Belgrado che ha superato ogni statistica e ha vinto tutto ciò che nel tennis si può vincere, fino all’oro olimpico di Parigi conquistato a trentasette anni.
Della trinità Federer-Nadal-Djoković, lo svizzero e lo spagnolo si sono sempre distinti per uno status semidivino. A rovinare il dualismo perfetto è arrivato, all’improvviso, il terzo incomodo.
Nonostante i numeri, però, la stragrande maggioranza dei tifosi non ha mai amato i suoi atteggiamenti da villain, il suo tennis mentale, camaleontico, in grado di far risaltare i punti deboli degli avversari.
Sarà proprio l’autore del libro a ribaltare questa verità e raccontare Djoković da una prospettiva totalmente inedita.
«Amare “The Djoker” – ha detto- anche contro la potenza robotica dei titani del futuro, Alcaraz e Sinner è un atto rivoluzionario. L’atto di chi riesce a continuare a credere nella capacità tutta umana di andare oltre sé stessi per costruire il proprio destino».