La morte di Loris Costantino, operaio 36enne precipitato due giorni fa all’interno dell’ex Ilva di Taranto, non viene considerata una fatalità. A cedere è stata una griglia logora, corrosa dal tempo e dall’incuria, come mostrano le immagini circolate nelle ultime ore. Una struttura fragile che ha spezzato la vita di un padre e segnato profondamente una comunità già provata da anni di incidenti e tensioni.
Sono dieci gli indagati, mentre la magistratura ricostruisce dinamiche e responsabilità. Ma nelle parole dei sindacati emerge un sentimento che va oltre la cronaca giudiziaria: quello di una tragedia annunciata.
In collegamento a Buongiorno Taranto, Davide Sperti della UILM dice che: «Non è sfortuna, non è fatalità. È qualcosa che doveva essere evitato. Il lavoratore non doveva trovarsi su un piano di calpestio marcio. Le foto parlano da sole».
Il clima in fabbrica è di sconforto e rabbia. I rappresentanti dei lavoratori, appresa la notizia, si sono recati immediatamente in direzione aziendale per chiedere un cambio di passo. «Basta – dice Sperti –. Domani porteremo tutto questo a Palazzo Chigi. Bisogna mettere in sicurezza le persone e trovare soluzioni per tutti i lavoratori».
Il sindacalista respinge anche alcune ricostruzioni circolate nelle ultime ore: «Si è detto che l’area fosse interdetta. Non è così. L’intervento era autorizzato. Loris non è andato lì per caso. Ci sono responsabilità oggettive che vanno chiarite subito».
Il confronto con il Governo, previsto per domani, arriva in un clima di forte tensione. Sperti critica apertamente il ministro Urso, accusandolo di aver convocato i sindacati solo dopo la sentenza del Tribunale di Milano: «Ci devono garantire una soluzione per le persone. A me interessa il destino dei lavoratori, non quello delle strategie industriali o delle propagande politiche».
La morte di Loris Costantino riporta al centro un tema che Taranto conosce da decenni: la sicurezza sul lavoro in uno stabilimento che continua a mostrare segni di degrado strutturale. Una questione che non può più essere rimandata.
La città attende risposte. E questa volta, risposte che non siano solo parole.