Un’esposizione di attrezzi storici e moderni, un viaggio nella fatica quotidiana dei mitilicoltori, un racconto che intreccia tradizione, innovazione e identità. È il Museo Temporaneo della Mitilicoltura, inaugurato a Palazzo d’Aquino, nel cuore della Città Vecchia di Taranto, e visitabile fino al 28 giugno. Un progetto che nasce nell’ambito di Miti di Mare, promosso dal Comune di Taranto e realizzato da Isola Cooperativa Sociale, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio mitilicolo della Terra Ionica e restituire alla cittadinanza il profondo valore storico, sociale e ambientale della coltivazione dei mitili del Mar Piccolo.
Il percorso espositivo mette in dialogo passato e presente: attrezzi antichi, strumenti moderni e testimonianze che raccontano un mestiere tramandato di generazione in generazione. Per il mitilicoltore Luciano Carriero, questa mostra è anche l’occasione per mostrare la rivoluzione sostenibile partita da Taranto. «Abbiamo testato il Mater-B, materiale biodegradabile che diventa concime, e stiamo riutilizzando la canapa dei nostri genitori e nonni. Da Taranto sta partendo una rivoluzione ambientale» spiega.
Il museo non è solo memoria: è anche rilancio economico e identitario. L’assessore alle attività produttive e Blue Economy, Francesco Cosa, sottolinea come la partecipazione diretta delle cooperative sia fondamentale per costruire un futuro diverso. «Stiamo rilanciando la mitilicoltura in maniera brillante. La cozza tarantina è già un prodotto di marketing territoriale: molti la chiamano “cozza gold” e va a ruba nelle pescherie della provincia. Stiamo lavorando anche alla DOP.»
Il progetto guarda oltre il presente, immaginando un futuro in cui la mitilicoltura diventa motore di coesione sociale e inclusione. Lo conferma Paolo Vinci, presidente di Isola Cooperativa Sociale: «La cura con cui sono stati trasportati gli attrezzi e il racconto fatto oggi dimostrano quanto forte sia il legame tra il mare, il lavoro e la comunità.»
Il Museo Temporaneo della Mitilicoltura è più di una mostra: è un atto di riconoscenza verso un mestiere che ha plasmato la storia di Taranto e un invito a guardare avanti, con orgoglio e consapevolezza.
Servizio a cura di Federica Pompamea