Il presidente di Confapi Taranto, Fabio Greco, lancia un appello chiaro alla vigilia di incontri che potrebbero segnare il destino dello stabilimento siderurgico e dell’intero indotto: “Come si pensa di salvaguardare l’indotto?”
Confapi, nella sezione Union Meccanica e Trasporti, conta:
52 aziende iscritte
2.653 lavoratori
523 non allocabili
circa 1.700 tra licenziamenti e cassa integrazione
Una fotografia che descrive una crisi profonda, già in atto.
Greco respinge le accuse di scarsa visione rivolte agli imprenditori: secondo il presidente, chi opera nell’indotto ha dovuto per anni subire scelte prese “in altre stanze e lontano da Taranto”, senza possibilità di incidere.
Sul pronunciamento della Corte d’Appello, Greco ribadisce: Confapi rispetterà qualunque decisione, ma auspica una sospensiva che eviti la chiusura immediata dell’area a caldo e definisca un perimetro operativo.
Per Confapi, la strada è una sola: realizzare i forni elettrici, unica soluzione per evitare l’esplosione della “bomba sociale”.
Greco risponde anche alle critiche del ministro Urso: “Non è mancata la collaborazione degli imprenditori. È il governo che deve fare i suoi passi e mantenere le promesse.”
Greco chiede chiarezza: se la chiusura dovesse diventare realtà, il governo deve dire come intende gestire la bonifica e quale linea seguirà. Ad oggi – denuncia – non esiste alcuna ipotesi concreta.
Confapi ricorda che a luglio ha presentato al Ministero un pacchetto di proposte per lo sviluppo oltre l’industria pesante: cantieristica navale, rilancio del porto, nuove filiere produttive. Progetti che potrebbero partire subito, ma che necessitano di essere presi in considerazione.
Il futuro dell’indotto è appeso alle decisioni del governo. E Taranto, ancora una volta, rischia di pagare il prezzo più alto.
Servizio a cura di Enzo Ferrari