FREQUENZA 96.5 MHZ

venerdì 12 Aprile 2024

FREQUENZA 96.500 MHZ

venerdì 12 Aprile 2024

Dai laboratori di analisi agli studi medici, dalle case di cura alle strutture di assistenza per anziani e disabili, agli altri servizi sanitari ed infermieristici. Sono 2.839 le imprese attive nel settore della «sanità e assistenza sociale» in Puglia. Negli ultimi dieci anni sono aumentate di 1.114 unità, pari al 65 per cento (ce ne erano 1.725 a fine 2010). È quanto emerge da uno studio condotto dall’Osservatorio Economico Aforisma.

In particolare, 921 hanno sede in provincia di Bari; 207 in quella di Barletta-Andria-Trani; 295 in quella di Brindisi; 361 in quella di Foggia; 678 in quella di Lecce e 371 in quella di Taranto. Le localizzazioni (ovvero le unità locali) sono 4.525.

Il settore dà lavoro a 44.195 addetti. Sono 5.237 quelli di Taranto e provincia.

«La pandemia innescata dal Covid-19 è stata paragonata a uno tsunami», dichiara Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio. «Mentre il sistema sanitario continua ad affrontare l’emergenza, tra ritardi e contromisure per arginare la diffusione del nuovo coronavirus, si è ritenuto opportuno estendere il perimetro di conoscenze che questa drammatica esperienza ha fatto emergere anche a quelle realtà imprenditoriali che operano nel settore della sanità, dell’assistenza sociale e della farmaceutica, al fine di comprenderne il quadro e l’evoluzione in Puglia e in Italia. I tagli alla sanità pubblica hanno spianato la strada alle attività private. Partendo dai dati e dalle indagini statistiche – aggiunge Stasi – è possibile elaborare strategie e politiche mirate per lo sviluppo del sistema economico locale e nazionale. Inoltre, si contribuisce, in maniera più organica ed incisiva, alle necessarie attività di ricerca per osservare meglio le tendenze socioeconomiche. L’analisi e l’elaborazione dei dati, infatti, fornisce un importante supporto conoscitivo su cui basare gli interventi di sostegno, promozione e valorizzazione delle imprese, nell’interesse degli operatori economici, potendo interpretare, in maniera più nitida, la “fotografia” del nostro territorio – conclude, Stasi, autore della ricerca – con vantaggi anche sul fronte dell’impiego delle risorse pubbliche perché, nelle fasi di programmazione economica, si potranno adottare provvedimenti più puntuali ed efficaci».