Donald Trump l’ha detto chiaramente: gli americani sono stufi di pagare per la difesa dell’Europa. E, a ben vedere, non serve un dottorato in geopolitica per capire che un fondo di verità c’è.
Da quasi ottant’anni, l’Europa vive sotto l’ombrello della NATO, e si sa: chi paga l’ombrello, tiene in mano il manico.
Gli Stati Uniti spendono 900 miliardi di dollari l’anno in armamenti, più o meno quanto tutto il resto del mondo messo insieme.
Eppure, l’immagine dell’Europa che sorseggia vino in Provenza, prende il sole a Capri o pedala lungo i canali olandesi mentre l’America la protegge è vera solo in parte.
Perché i 27 Paesi dell’Unione non stanno certo a guardare: spendono 300 miliardi di euro l’anno in difesa, più o meno quanto la Cina, molto più della Russia. Ma c’è un problema. Per dirla con le parole di Romano Prodi, ex presidente della Commissione Europea: “Nonostante la spesa militare dei 27 eserciti separati equivalga a quella cinese, nel settore della difesa siamo quasi inesistenti.”
E qui sta il punto: l’Europa divisa è un’Europa che non esiste.
E allora, dopo tante chiacchiere e nessuna azione, questa settimana a Parigi si è tenuto il vertice sulla guerra in Ucraina.
Cosa è cambiato? Qualche nuova promessa di aiuti, qualche discorso ispirato, un altro po’ di retorica sulla necessità di un’Europa forte e coesa.
Insomma, nulla che non avessimo già sentito.
La vera novità, forse, è la crescente consapevolezza che se l’Europa non impara a camminare da sola, dovrà abituarsi a strisciare dietro per altri.
Nel frattempo, Trump guarda da lontano e aspetta il suo momento, pronto a ricordarci che i saldi della NATO potrebbero finire, e anche presto.
Così, mentre i leader europei brindano ai valori comuni, la Storia si prepara a presentarci il conto. Perché, che piaccia o no, il mondo è governato dalla forza, non dalla ragione.
Certo, noi europei abbiamo la Dea Ragione come protettrice. Ma a giudicare da come vanno le cose, ha smesso di proteggerci da un pezzo. Forse si è trasferita in America, magari ha trovato un lavoro più stabile in Cina. O forse è scappata del tutto, dopo aver capito che per l’Europa, l’autonomia è un concetto buono per i convegni, ma non per la realtà.
Continuiamo pure a produrre cravatte e formaggi.
Per la difesa, aspettiamo che qualcuno si occupi di noi.
Del resto, è sempre stato così. E quando la legge del più forte decide, la giustizia si adegua. Lo sanno bene i parenti delle venti persone morte al Cermis nel 1998, quando un caccia americano tranciò i cavi della funivia per un’esibizione spericolata.
Il pilota non fu mai processato in Italia. E negli Stati Uniti fu assolto.
La morale? Semplice.
Chi è forte scrive le regole. Chi non lo è, spera nella buona volontà degli altri.
Per dirla con le parole di Michele Serra, buon Medioevo a tutti.