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mercoledì 13 Maggio 2026
Il futuro dei lavoratori dei call center tarantini torna al centro del dibattito.

Il futuro dei lavoratori dei call center tarantini torna al centro del dibattito. Le sigle SLC CGIL, Fistel CISL e UGL Telecomunicazioni hanno espresso forte preoccupazione per la situazione occupazionale di circa ottocento addetti impiegati nelle aziende Covisian, Network Contact e System House.

Secondo i sindacati, il settore sta vivendo una fase delicatissima, segnata da due criticità principali. La prima riguarda il ricorso crescente all’intelligenza artificiale, che in alcuni bandi di gara viene addirittura premiato come elemento di efficienza. Una scelta che, secondo le organizzazioni, rischia di trasformarsi in un boomerang: “L’IA dovrebbe supportare il lavoro umano, non sostituirlo. Così si crea un corto circuito che mette a rischio centinaia di posti”.

La seconda questione riguarda il mancato rispetto della territorialità, principio che tutela i lavoratori da trasferimenti eccessivamente onerosi. I sindacati denunciano che Enel, nelle ultime procedure, non avrebbe mantenuto il limite dei 15 chilometri previsto in passato. Il risultato è che molti dipendenti, spesso part‑time involontari con contratti da 20 ore settimanali, si ritrovano a dover raggiungere sedi anche a più di 100 chilometri di distanza. Una condizione insostenibile che, secondo le sigle, potrebbe celare un tentativo di ridurre il personale senza dichiarare un licenziamento collettivo.

“Non si tratta solo di pressioni occupazionali – spiegano – ma di scelte che consideriamo profondamente sbagliate. La delocalizzazione del lavoro e l’uso indiscriminato dell’intelligenza artificiale stanno mettendo in difficoltà le aziende stesse, costrette poi a ridurre gli organici”.

Oltre al danno per i lavoratori, i sindacati sottolineano anche le ricadute sociali: ogni licenziamento significa meno reddito per le famiglie e un ulteriore peso per lo Stato, che si ritrova a sostenere persone che fino a ieri contribuivano attivamente.

Le organizzazioni chiedono quindi un intervento immediato: ripristinare il rispetto della territorialità, rivedere i criteri dei bandi e garantire che la transizione tecnologica non diventi un pretesto per tagliare posti di lavoro.

La vertenza è aperta e riguarda non solo Taranto, ma l’intero settore dei contact center, oggi chiamato a trovare un equilibrio tra innovazione e tutela delle persone.

Servizio a cura di Debora Notarnicola