L’inchiesta sull’omicidio di Bakari Sako, il 35enne originario del Mali ucciso in Piazza Fontana, registra una svolta importante: sono stati fermati cinque giovani, un maggiorenne di 20 anni e quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni. Per tutti l’accusa è di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, una contestazione che fotografa la gravità del fatto e la totale assenza di una ragione che possa anche solo lontanamente giustificare la violenza.
Ospite nei nostri studi l’avvocato Salvatore Maggio, difensore del più giovane del gruppo. Il legale ha spiegato che il provvedimento è stato adottato soprattutto per il pericolo di fuga, un elemento che secondo la procura era concreto. Tuttavia, sottolinea Maggio, manca ancora un movente, un tassello fondamentale per comprendere la dinamica e il contesto dell’aggressione.
L’avvocato ha anche evidenziato come l’immaginario collettivo si stia rapidamente deformando, complice la circolazione di video su TikTok che ritraggono alcuni familiari dei ragazzi in atteggiamenti che non aiutano a restituire un’immagine realistica della vicenda. «Sembra quasi – afferma – che qualcuno voglia trasformare questi adolescenti in personaggi da serie come Gomorra, ma la realtà è molto diversa».
Alla domanda su come abbia trovato il suo assistito, Maggio parla di un ragazzo smarrito, tutt’altro che spavaldo, con una percezione confusa di ciò che è accaduto. «Il dramma principale è quello della vittima, un uomo che non c’è più. Ma anche per queste famiglie la privazione della libertà dei figli rappresenta un momento doloroso e complesso».
La vicenda apre interrogativi profondi sul disagio giovanile, sulla percezione distorta della violenza, sull’influenza dei social e sulla responsabilità educativa. Un caso che scuote Taranto e che richiede non solo giustizia, ma anche una riflessione collettiva su ciò che sta accadendo nelle nuove generazioni