Il Parco di Praia a Mare, a San Vito, sarebbe dovuto tornare alla cittadinanza quasi un anno fa. Il cartello del cantiere indica chiaramente la data di fine lavori: agosto 2025. Ma a guardare oltre la rete, la scena è immobile, cristallizzata al 2020, anno in cui l’area fu sequestrata dalla Provincia. Da allora, nulla è cambiato.
Su Praia a Mare, negli anni, sono stati fatti annunci, presentati progetti ambiziosi, mostrati rendering colorati che promettevano un’oasi costiera rigenerata. La realtà, però, è un’altra: un luogo profondamente abbandonato, sospeso tra potenziale e degrado, tra bellezza naturale e veleni nascosti.
La riqualificazione da 183 mila euro si è trasformata in una palude burocratica. La bonifica non è mai partita. L’unica presenza costante è quella degli operatori di Chima Ambiente, che intervengono periodicamente per rimuovere i rifiuti, senza però poter incidere sulle cause strutturali del problema.
Il cuore della questione è la falesia artificiale alta tre metri, composta da scarti edili e soprattutto cemento-amianto, sversato illegalmente negli anni ’90. Un’eredità tossica che continua a sgretolarsi mentre il piano di caratterizzazione attende il via libera del Ministero dell’Ambiente.
Nel frattempo, l’area è diventata una calamita per gli incivili: tra l’erba alta spuntano mobili abbandonati, sacchi di spazzatura, perfino le molle di un vecchio divano. «È una situazione infinita» denuncia Elena Gallo, presidente della Pro Loco di San Vito. «L’area è chiusa da più di sei anni, ma continua a essere violata. È urgente restituirla alla collettività».
Il problema, però, non riguarda solo il perimetro sequestrato. L’intero comparto, compresa l’area antistante nota come Oasi Badmunto, è diventato una giungla. L’erba è altissima e, con l’aumento delle temperature, si sta già trasformando in paglia secca. Un pericolo concreto in vista della stagione estiva.
«Abbiamo chiesto almeno le linee tagliafuoco» spiega Gallo. «Ma non abbiamo ancora ricevuto risposta, né visto interventi». Una preoccupazione condivisa da residenti e associazioni, che temono che Praia a Mare possa diventare non solo una discarica a cielo aperto, ma anche un potenziale focolaio di incendi.
L’assessora all’Ambiente Fulvia Gravame assicura che il piano di caratterizzazione è al vaglio del Ministero e che presto arriveranno novità. Ma mentre le carte viaggiano tra Taranto e Roma, la falesia avvelenata continua a sgretolarsi e il parco resta un simbolo doloroso di ciò che accade quando la burocrazia supera la realtà.
Praia a Mare potrebbe essere un gioiello costiero. Oggi è un luogo sospeso. E Taranto non può permettersi di perderlo ancora.
Servizio a cura di Valentina Castellaneta