FREQUENZA 96.5 MHZ DAB+

martedì 2 Giugno 2026
Restare a Taranto: la sfida di una generazione

“Perché hai deciso di tornare a Taranto?” È una domanda che sembra semplice, ma che per molti giovani tarantini racchiude anni di aspettative, pressioni, illusioni e disillusioni. Per decenni, infatti, la narrazione dominante è stata una sola: per fare carriera devi andare via. Una convinzione che ha spinto intere generazioni a lasciare la città, portando con sé competenze, energie, sogni.

Andrea Ghionda, 29 anni, dottorando in Storia dell’Arte Medievale, ha vissuto questa dinamica sulla propria pelle. Dopo anni trascorsi tra Roma e Barcellona, ha scelto di tornare. Una scelta che non nasce da un romanticismo ingenuo, ma da un percorso complesso, fatto di crisi, ripartenze e nuove consapevolezze.

Racconta che il rientro, inizialmente, è stato un ripiego: un ritorno forzato in un momento in cui la vita sembrava sfuggire di mano. Ma proprio in quella fase di incertezza, Taranto ha ricominciato a mostrarsi come un luogo possibile. Non più la città da cui scappare, ma quella in cui rimettere radici.

Gli anni trascorsi fuori gli hanno permesso di guardarla con occhi diversi: non più quelli del ragazzo che sogna altrove, ma quelli dell’adulto che riconosce pregi e limiti, come in qualsiasi altra città del mondo. “Non è amore incondizionato”, dice. “È realismo. Ma è anche la consapevolezza che qui posso costruire qualcosa.”

I dati, però, raccontano un’altra storia. Secondo le rilevazioni IBA, se il 67% dei giovani sogna di restare, solo il 7% ci riesce davvero. Un divario enorme, che riflette difficoltà strutturali, mancanza di opportunità e una qualità della vita giovanile che vede Taranto fanalino di coda nelle classifiche nazionali.

Eppure, proprio in questo scenario, si apre uno spiraglio: la riscoperta del valore culturale, identitario e umano della città. Per Andrea, restare non è un demansionamento, ma una sfida: la scelta di costruire valore dove si è scelto di vivere, non dove si è costretti ad andare.

“Bisogna guardare con realismo, ma ricordarsi da dove si viene”, afferma. E aggiunge: “Oggi, forse, c’è qualcosa che ispira più fiducia rispetto al passato.”

La sua storia non è un’eccezione isolata. È il segnale di un movimento silenzioso, fatto di giovani che tornano, che restano, che provano a immaginare un futuro possibile proprio qui. Perché, a volte, la rivoluzione più grande è scegliere di iniziare da casa.

Servizio a cura di Valentina Castellaneta