Per Antonio Santovito, 45 anni, residente a Tarantovecchia e in attesa di un trapianto di reni, la risposta delle istituzioni sembrava finalmente arrivata. Da dicembre chiede un semplice cartello di divieto di sosta davanti al portone di via Cariati, per garantire il passaggio di ambulanze e soccorsi in caso di emergenza. Nei giorni scorsi, invece del cartello, sono comparsi dei blocchi di cemento e una striscia gialla.
Una soluzione che si è rivelata inefficace e potenzialmente pericolosa. I panettoni, posizionati sul marciapiede, non impediscono la sosta selvaggia: gli automobilisti continuano a parcheggiare subito dietro, bloccando nuovamente l’ingresso. Senza segnaletica verticale, l’inciviltà resta legittimata. Antonio è costretto ogni giorno a discutere con i conducenti, pur non avendo alcun ruolo né obbligo di farlo. I coni arancioni, per evitare il blocco del portone, li ha dovuti posizionare lui.
La situazione è ancora più grave considerando che nel palazzo vivono altre persone anziane e con patologie importanti. Inoltre, non è stato ripristinato lo stallo dedicato all’ambulanza, fondamentale per garantire interventi rapidi.
Secondo Antonio, la risposta istituzionale è un “muro di gomma”: nonostante i contatti con i vertici di Kyma Mobilità e con l’assessorato competente, manca ancora un provvedimento risolutivo. La sua denuncia è chiara: “Se questo è un lavoro fatto bene, non lo so. Non chiedo favori, chiedo il rispetto della legge.”
Il caso di via Cariati torna così a evidenziare una criticità profonda: la difficoltà di garantire diritti essenziali, come quello alla salute e alla sicurezza, anche quando le richieste sono semplici, legittime e urgenti.