La settimana che avrebbe dovuto segnare una svolta nella vertenza Ex Ilva si sta rivelando, invece, un susseguirsi di incontri interlocutori. Il decreto della Corte d’Appello di Milano impone la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni, ma dai tavoli romani non emergono indicazioni chiare su come il governo intenda affrontare una crisi che rischia di travolgere l’intero territorio ionico.
Alle 10 si è svolto l’incontro con gli enti locali. Il presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, ha definito la riunione “senza risposte, senza decisioni e senza una prospettiva concreta”. Palmisano ha ribadito che non bastano più annunci o manifestazioni di interesse: servono tempi certi, un cronoprogramma preciso e impegni vincolanti. Ha inoltre chiesto chiarezza sul Piano Industriale Nazionale dell’acciaio e sul percorso di decarbonizzazione, temi sui quali non è arrivata alcuna risposta.
Il sindaco di Taranto, Walter Bitetti, aveva già respinto l’idea che i ritardi del governo possano ricadere ancora una volta sui lavoratori dello stabilimento. Dal tavolo romano il Comune attendeva chiarimenti sul piano predisposto dal governo, sulle risorse per il sostegno al reddito e sulle tempistiche degli interventi.
A mezzogiorno si è tenuto il confronto con i rappresentanti degli industriali: Confindustria, Confapi, AIGI, Federacciai, Federmeccanica e le principali imprese siderurgiche nazionali. Questa volta era presente anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, la cui assenza ieri era stata sottolineata dai sindacati.
Giovedì alle 10 è previsto il tavolo con le imprese dell’indotto, molte delle quali monocommittenti e quindi strettamente dipendenti dalla sopravvivenza dell’acciaieria. La preoccupazione è altissima: la chiusura dell’area a caldo potrebbe generare un effetto domino devastante per l’economia tarantina, già messa a dura prova da anni di incertezze.
La città attende risposte non solo sulla vertenza, ma sul proprio futuro. Taranto vuole sapere quale modello produttivo il governo intenda perseguire, con quali tempi e con quali garanzie. Perché il destino dell’Ex Ilva non riguarda solo una fabbrica: riguarda una comunità intera.
Servizio a cura di Debora Notarnicola